
Mattia Fontanella, fondatore del Comitato delle
Memorie, è un semplice cittadino
bolognese che ha lanciato l'idea di partecipare alla manifestazione
con un gesto personale carico di significato, affinché il ricordo di
quell'infausto avvenimento non si stemperasse in un vacuo rituale.
“Contro tutte le barbarie ho proposto di portare sulla lapide un libro”,
ci spiega Mattia Fontanella che abbiamo intervistato per parlare del
Comitato, già promotore di importanti iniziative sul territorio locale
negli anni passati.
Ecco cosa ci ha raccontato a proposito dell'iniziativa
del 2 agosto 2002 e del perché, come gli piace dire, "si fa ciò
che si è".
Perché hai
lanciato l'idea di portare un libro sulla lapide della stazione?
Tutto è nato da un'esigenza personale: alla manifestazione del
2 agosto volevo esserci, ma esserci a modo mio. Per me partecipare in
modo profondo alla commemorazione voleva dire deporre sulla lapide un
libro, perché un libro è la sintesi di noi stessi. Scegliere
un volume dalla mia biblioteca e portarlo sul luogo della strage mi
sembrava un gesto di profonda partecipazione emotiva.
Un gesto personale che tanti cittadini hanno condiviso. Come mai?
Ho messo su carta questo mio desiderio di essere presente con il cuore
al 2 agosto e l'ho spedito a la Repubblica. Quella lettera, pubblicata
sul quotidiano, ha avuto un riscontro inaspettato. Tanti amici, che
condividevano la mia profonda inquietudine e la mia voglia di manifestare
in modo profondo, mi hanno contattato, desiderosi di deporre come me
un libro sulla lapide.
La tua idea stava dunque contagiando altri bolognesi.
Bolognesi intellettuali, bolognesi politici, ma soprattutto bolognesi
comuni. Il 2 agosto furono più di 2.000 i libri raccolti. Nella
sala d'attesa della stazione dove 22 anni fa la bomba fece un cratere
c'erano con me altri membri del comitato ad accogliere chi portava il
proprio libro.
Il Comitato nacque quindi proprio in quell'occasione?
Sì, all'indomani del 2 agosto, con la partecipazione delle associazioni
che riuniscono chi ha vissuto sulla propria pelle gli eventi luttuosi
della storia recente di Bologna. Loro li ricordano perché li
hanno incisi come un marchio indelebile. Ma tutti noi abbiamo il dovere
di ricordare e le nuove generazioni soprattutto. Mentre raccoglievamo
i libri, due ragazzi di 15 e 16 anni, di passaggio a Bologna, mi hanno
chiesto: ma perché fate questa manifestazione? Che cos'è
successo il due agosto?
Tu parli del dovere di ricordare, ma come? in che modo?
Il ricordo va riattualizzato, senza retorica, ma coinvolgendo le persone
nel profondo, a livello emotivo, come credo siamo riusciti a fare con
la raccolta dei libri in occasione della manifestazione del due agosto.