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L'ESPERIENZA
DI ALTIN
Altin Stafa è nato a Tirana nel 1976 e nel 1996 ha deciso di frequentare
a Bologna la facoltà di Medicina. Nel febbraio del 2003 si è laureato
ed ora si sta specializzando in Radiologia. Altin ci parla della sua esperienza
da studente prima, da medico specializzando oggi, ma soprattutto da extracomunitario
qui a Bologna.
D: perchè ha deciso di frequentare l'università in un altro paese?
R: era il periodo in cui in Albania dopo le riforme istituzionali si è
attuata anche la riforma universitaria. Si trattava di un cambiamento
radicale perchè contemporaneamente bisognava ampliare le strutture, rivedere
i programmi, cambiare la gerarchia della gestione: insomma una riforma
molto più radicale di quella fatta qui in Italia. In quel momento ho pensato
che il caos sarebbe stato inevitabile, con conseguenze anche nella mia
preparazione accademica, quindi mi sono informato sulle alternative possibili.
D: perchè ha scelto proprio l' Italia?
R: la scelta era tra Italia e Germania. Sinceramente io sarei andato anche
in Germania perchè avevo già studiato il tedesco mentre l'italiano lo
capivo solamente, però la procedura per venire in Italia era molto più
semplice.
D: appena arrivato a Bologna che problemi ha incontrato dal punto di
vista burocratico?
R: all'inizio ho avuto una grande agevolazione perchè tra i ministeri
c'era un accordo bilaterale che aiutava gli studenti. Ogni università
metteva a disposizione un tot di posti per questi paesi in via di sviluppo.
Dovessi tornare indietro però avrei chiesto a quelli dell'ambasciata albanese
più informazioni. All'epoca non si poteva pretendere, ma adesso chi viene
in Italia ha bisogno di tante informazioni: non basta solo sapere che
l'università si trova in via Zamboni 33, bisogna avere un elenco completo
dell'indirizzo di comune, questura, università, sede della tua facoltà,
uffici che si occupano dell'informazione per gli straniere e in particolare
per gli extracomunitari. Navigare in questo mare di informazioni quando
non ci si sa ancora orientarsi bene è molto difficile. Se si parte bene,
se non ci si disorienta subito hai molta più probabilità di andare avanti
con meno difficoltà. Comunque Bologna è una città molto ben organizzata,
secondo me.
D: in questura ha avuto problemi?
R: sicuramente la questura non è un ambiente tranquillo, ma è un problema
di organizzazione perchè il flusso delle persone che si rivolge a loro
sta aumentando in modo allucinante. Invece le strutture e le persone rimangono
più o meno le stesse percui c'è questa incongruenza tra la richiesta e
la disponibiltà. In Italia ci vorranno ancora molti anni perchè le strutture
diventino così elastiche da affrontare tutti questi bisogni da tutti i
punti di vista: legali, procedurali, umani e sociali. E' un processo che
deve continuare. Mi è capitato di vedere quello che succede in Belgio
e in Olanda ed ho notato che ogni paese dal punto di vista procedurale
e burocratico rispecchia un po' quella che è la mentalità di base. Umanamente
l'italiano è predisposto ad aiutarti ma legalmente la tendenza è quella
di avere ancora leggi troppo rigide.
D: e con i padroni di casa come si è trovato?
R: son stato fin troppo fortunato con i padroni di casa. Dove stavo prima
addirittura, il padrone di casa, che abitava a Roma, mi chiamava per telefono
per chiedermi se andava tutto bene. Ho cambiato 4 case in 6 anni e mezzo
e ho notato che è molto importante avere qualcuno che ti possa presentare:
così è molto più facile, chi da una casa vuole fiducia ma la fiducia non
si guadagna in 2 minuti.
D: si è mai sentito discriminato in quanto straniero?
R: le discriminazioni ci sono e secondo me è una questione molto legata
alla formazione personale. Ho trovato persone con una chiusura mentale
allucinante, anche se sono stati incontri sporadici, come ho trovato delle
persone con una mentalità molto elastica per cui alla fine conta molto
con chi hai a che fare. Personalmente io mi sono trovato abbastanza bene
dal momento che capisci come funziona: c'è bisogno di un po' di tempo,
diciamo un anno, per capire un po' il ritmo nuovo delle cose, abitudini,
modi di comunicare, modi di esprimersi che sono alla base della mentalità
delle persone.
D: e nell'ambiente lavorativo?
R: fino a poco tempo fa l'ambiente era l'università dove tutto sommato
frequentavo le lezioni e davo esami e quelli che all'inizio erano colleghi
per la maggior parte son diventati amici. Invece adesso frequento l'ospedale
da tirocinante, per cui l'ambiente è più professionale, non sono più uno
studente anonimo, ma un medico che sta facendo il tirocinio, rappresento
l'istituzione. Mi è capitato persino di assistere ad un'espressione di
stupore positivo: "Ah ma guardi non c'è mai capitato di trovare un medico
albanese..."
D: ha mai lavorato mentre studiava?
R: sì, ho fatto assistenza di base, nella maggior parte dei casi ho lavorato
nelle case di cura. Ma all'inizio ho fatto anche per qualche settimana
il barista, ho lavorato nei ristoranti, lavori abbastanza saltuari.
D: anche lavorando non ha incontrato problemi?
R: no. Io adesso sto lavorando fisso: mi hanno assunto in una casa di
cura dove faccio la guardia notturna. Il lavoro si può fare e c'è ma dipende
da come ti presenti: chi assume vuole guadagnare, vuole avere qualcuno
che sappia fare quel lavoro percui se tu lavori, sei capace di fare quel
lavoro, l'ultima cosa che interessa è da dove vieni. Però all'inizio ti
devi presentare in un certo modo: se sei capace a convincere, e in questo
contesto includere anche il come affronti quella briciola o montagna di
pregiudizi che uno può avere, il gioco è fatto.
D: nel futuro cosa pensa di fare?
R: devo cominciare la specializzazione perchè è indispensabile: il mercato
del lavoro di oggi non offre tante speranze per chi non è specializzato.
Anche in Albania i medici non specializzati non possono far niente. Quindi
ho 4 anni di specializzazione in Radiologia. Questa specializzazione in
Albania nasce adesso perchè è molto legata ai finanziamenti: ci sono delle
specializzazioni che hanno bisogno di finanziamenti enormi e questi finanziamenti
possono nascere e crescere solo in ambienti aperti dal punto di vista
dell'iniziativa commerciale anche se nella medicina non si parla di commercio.
Fino a qualche anno fa era una specialità sacrificata, adesso invece deve
nascere, crescere, espandersi: il futuro non mi spaventa affatto dal punto
di vista professionale.
D: e dopo questi 4 anni pensa di tornare in Albania?
R: ci sono dei pro e dei contro: aiutare a mettere in piedi un ambiente
che è tutto nuovo può dare delle soddisfazioni che non può dare
solo il lavoro. Cioè, se un domani voglio tornare in Albania significa
anche partecipare alla crescita e alla nascita di questi ambienti professionali
che partono da zero e che hanno tanta voglia di crescere. Dal punto di
vista dell'aggiornamento professionale dovrò fare lo sforzo di
non perdere mai i legami con la scuola, tra virgolette, perchè ci sono
delle scuole a Bologna, ma in tutta Italia ed Europa che sono dei punti
di riferimento. Se avessi scelto un'altra specializzazione dove tutto
sommato c'è poco da portare in Albania, a parte le macchine che mancano
sempre, il resto sarebbe stato un contributo abbastanza modesto. Invece
questa specializzazione sta nascendo adesso , ed è il principale motivo
che mi farebbe tornare in l'Albania.
D: le istituzioni albanesi l'hanno sempre aiutata adeguatamente?
R: l'attenzione che uno stato presta al proprio cittadino è proporzionale
al grado di equilibrio che quello stato ha. E' difficile adesso chiedere
allo stato albanese tanta attenzione quando ogni albanese sa che ci sono
queste riforme che hanno bisogno di tanto tempo. Dal punto di vista formale
degli accordi bilaterali il minimo indispensabile lo stato lo ha sempre
fatto. Però è difficile anche per un altro motivo: non si può seguire
quasi un quarto della popolazione, dei cittadini, che sono fuori dal paese.
D: esistono associazioni della comunità albanese qui a Bologna?
R: io sono consigliere del consiglio direttivo di un'organizzazione italo-albanese
(ha soci sia albanesi che italiani) che fa da tramite tra il comune e
questo insieme di soci iscritti all'associazione che si chiama Drita-Luce
Onlus ed è in via Sant'Apollonia 13. Qui a Bologna sono molto più efficienti
e si fanno sentire di più le organizzazioni nordafricane o cinesi di quelle
albanesi anche perchè tutto sommato l'albanese che sta in Italia non è
così lontano dall'Albania. So di organizzazioni albanesi in altri paesi
che son molto più vive: hanno voglia di stare assieme perchè nell'altro
trovano un pezzo del loro paese. Questo per paesi molto lontani come in
America: ho degli amici che non vedono l'ora che arrivi il mercoledì per
incontrarsi invece da qui se uno ha voglia prende l'aereo e in un'ora
e mezza è a casa. Bisogna incentivare comunque le associazioni perchè
si può soprattutto avere quell'aiuto legale che è difficile trovare individualmente:
si cercano di risolvere problemi con i datori di lavoro, con i padroni
di casa...
D: la situazione qui a Bologna è migliore secondo lei rispetto ad altri
parti d'Italia?
R: sì decisamente sì. In Italia ho visto più o meno la situazione che
c'è a Firenze -la conosco bene perchè ci sono tanti miei amici- a Macerata,
a Teramo, a Milano. Secondo me ci sono delle differenze enormi perchè
Bologna è la città degli studenti per eccellenza e questo aiuta molto
lo studente anche se straniero. Però al di là di questo fatto io credo
che ci sia una differenza sostanziale tra Bologna e la maggior parte delle
città italiane dal punto di vista della mentalità e dell'apertura perchè
in un ateneo con più di 900 anni la diffusione è stata così profonda che
un po' scolpisce anche la mentalità del bolognese che ci è nato o di chi
ci abita. Percui quello che dicevo prima della rigidità in genere italiana
non vale assolutamente per Bologna perchè è una città tradizionalmente
abituata ad accogliere un flusso di qualsiasi genere, un crocevia per
l'università, il commercio insomma per il movimento in generale.
Elena Bertocco
partecipante al laboratorio formativo Professione
Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
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