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VIVERE BOLOGNA MA CON IL CUORE A LECCE
Cristiana, originaria di Lecce, di ventinove anni, simpatica e cordiale, studentessa di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Bologna, da 8 anni vive in questa città. Nelle sue parole l'attaccamento a questa che, al suo arrivo in Emilia Romagna, ha definito come "il Paese dei Balocchi" e la voglia, adesso più che mai, di tornare nella sua terra. Forse un po' imbarazzata all'idea di concedere la sua prima intervista, ma poi sicuramente sciolta nel raccontare la sua esperienza di studentessa fuorisede "trapiantata" a Bologna.

Perché hai scelto proprio Bologna?

Prima ancora di finire il Liceo conoscevo questa città come le mie tasche perché c'ero stata spesso dato che ho sempre avuto amici più grandi che studiavano qua, in seguito anche mia sorella, cosicché venivo a Bologna anche quattro volte all'anno. Qui puoi trovare tantissimi leccesi, colonie e colonie di salentini! Quando mi sono diplomata ho scelto Bologna proprio perché la conoscevo e perché mi piaceva. Ho sempre pensato che potesse offrire tantissime possibilità. Ed era la dimensione giusta senza stare nella metropoli vera e propria. Non che avessi visto granché del resto d'Italia, ma Roma e Milano mi sembravano troppo caotiche. Avendo vissuto sempre a Lecce, arrivata a Bologna mi è sembrato di essermi trasferita nel Paese dei Balocchi: c'erano molte opportunità, oltre al poter fare ciò che si vuole dal momento che questa città coincideva con il vivere da sola per la prima volta, quindi con l'indipendenza, l'autonomia.
Con il passare del tempo è cambiato il tuo giudizio su questa città?
Premetto che sono a Bologna da otto anni, anche se lo scorso anno sono dovuta tornare in Puglia per preparare un esame con mio nonno, adesso sono nuovamente qui. In otto anni di permanenza qua ci sono stati vari passaggi. I primi due, a causa di un mio stato d'animo, non certo perché la città non offrisse possibilità, non l'ho vissuta pienamente. Soltanto in seguito è cambiato il mio modo di rapportarmi ad essa. Da quando ho avuto un mezzo tutto mio per girarla è cambiata dato che, mentre inizialmente pensavo fosse enorme, con la Vespa si sono come ridotti gli spazi. Il passo fondamentale è stato però iniziare a lavorare, conoscendo così una Bologna con cui non ero mai stata a contatto, soprattutto ho conosciuto i bolognesi veri e propri. Con il passare degli anni credo di aver notato un cambiamento: ai miei occhi Bologna si è un po' fermata. Prima la vedevo come una sorta di centro sperimentale di tutto. Qui potevi trovare cose ed opportunità per i giovani che non erano altrove. Adesso anche le altre città offrono le stesse cose. Quindi o Bologna si è fermata e le altre città la hanno raggiunta, oppure sono io che la conosco e non la vedo più nell'ottica di prima, quando mi sembrava di esser entrata a far parte di un mondo nuovo sotto tutti i punti di vista.
Puoi fare un confronto con la tua città?
Otto anni fa Lecce non offriva molto, per non dire niente. Adesso è cresciuta come centro universitario. Sono convinta che proprio il mondo giovanile abbia contribuito allo sviluppo dell'intera città. Dato che Bologna è una città universitaria da secoli, è probabile che debba a questo fatto la sua crescita. Ma adesso dovrebbe forse offrire qualcosa di più. Ci sono sempre molte opportunità, ma non è più speciale. O almeno io non la vedo più così unica come quando sono arrivata. Dicevi che con l'esperienza lavorativa hai conosciuto i bolognesi.
Qual è stato il tuo rapporto con loro?
In tanti anni avevo avuto contatti con studenti provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa, mai con bolognesi veri e propri. Iniziando a lavorare in un negozio sono venuta a contatto con un ambiente che immaginavo essere più aperto. La mia principale era troppo attaccata al proprio mondo ed a molti pregiudizi. Pensavo che in una città all'avanguardia come Bologna questo tipo di persone non ci fosse e che questi pregiudizi fossero già stati superati da parecchio. Non posso certo generalizzare dal momento che quello è stato il mio primo rapporto un po' più stretto con una cittadina bolognese a tutti gli effetti. Un caso isolato. E' stato l'unico neo di quella esperienza lavorativa che comunque mi ha fatto sentire totalmente indipendente. Hai detto di non poter generalizzare.
Hai avuto modo di entrare in contatto con modi di fare sicuramente migliori?
Sì, proprio per questo l'ho definito un caso isolato. Ho sempre notato un grande rispetto da parte delle persone, di chi lavora. C'è inoltre una forma di civiltà che non conoscevo. Infatti la cosa di Bologna che più mi ha sconvolto, positivamente s'intende, arrivando qua da Lecce otto anni fa, è stato che la gente si metteva in fila, in modo ordinato. Niente spinte o giochetti per passare avanti. Mi ha sempre colpito questo rispetto per gli altri.
Bologna risulta essere una città disponibile in ambito istituzionale?
Alla luce della mia esperienza non posso certo affermare il contrario. Ho sempre notato molta civiltà, precisione, disponibilità. L'importante è sapersi informare. Ad esempio, quando ho avuto bisogno di un medico, l'ho ottenuto senza problemi: per un anno mi sono iscritta alla ASL di Bologna.
Al termine degli studi hai intenzione di restare a Bologna o pensi di tornare a Lecce?
Se senti la maggior parte dei miei amici leccesi che studia qui ha intenzione di rimanervi anche dopo la laurea. Io invece, forse come conseguenza dell'anno che ho passato in Puglia, ho riscoperto le mie origini, la mia terra, le mie radici. E proprio per questo ho voglia di tornare.
Attualmente puoi dire di sentirti cittadina bolognese?
Adesso no. Prima dello scorso anno invece sì dato che tornavo a casa solo per una decina di giorni durante le vacanze, trovando la città cambiata e non sentendo più una forte appartenenza. Il luogo che ti appartiene, dove ti senti di vivere, di poter dare e ricevere qualcosa è quello dove passi la maggior parte del tempo, quindi fino a poco tempo fa è stato sicuramente Bologna. Attualmente mi sento come se fossi qui solo per concludere ciò che ho iniziato, i miei studi. Vivo Bologna da un punto di vista civico, però dal punto di vista affettivo penso sicuramente a casa, alla mia terra.

Sara Nonni
partecipante al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003

 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna