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CAMMINO VERSO LA CITTADINANZA
Francesca, studentessa fuori sede, riflette
sul suo modo di vivere a Bologna, orientata ad una cittadinanza più consapevole.
Francesca
Piatti è di San Remo. Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico
della sua città, ha deciso di "emigrare" verso Bologna, dove studia e
vive ormai da tre anni. E' al terzo anno di Scienze della Comunicazione,
ma ora l'università non è l'unica realtà presente nella sua vita bolognese:
già da due anni è in contatto con il mondo del volontariato e recentemente
anche con quello del lavoro.
Ti senti cittadina di Bologna?
Sinceramente non tanto. La mia permanenza qua mi sembra un po' una parentesi;
nonostante ciò, il fatto di abitare proprio a Bologna ha influenzato il
mio modo di pensare e di vivere.
Se ripensi ai primi anni in cui hai abitato qui e li confronti con
il presente, è cambiato il tuo modo di vivere Bologna?
Sì molto. Il primo anno l'università riempiva tutta la mia giornata, era
l'unica cosa che avevo nella nuova città; l'università e le varie amicizie
ad essa collegate mi portavano a vivere Bologna nei locali la sera piuttosto
che nelle varie discoteche o nei pub. Tutto finiva per essere veramente
un mondo a parte. Invece recentemente mi sono inserita in contesti un
po' diversi come quello del volontariato o del lavoro. Questo mi permette
di vivere la città in modo diverso perché ho un contatto coi cittadini
bolognesi e non più solo con studenti fuori sede o pendolari.
In questi anni hai avuto modo di rapportarti alle istituzioni o alle
realtà proprie di Bologna? In quali situazioni?
Sinceramente non tanto. Non avendo mai avuto problemi di salute e non
avendo mai subito furti non ho avuto occasione di frequentare né ospedali,
né questure o di altre istituzioni. Da quest'anno, però faccio volontariato
in un doposcuola che raccoglie ragazzi, per lo più immigrati, di diverse
scuole (sia medie che superiori). Tramite il contatto con loro e coi loro
professori ho avuto modo di vedere come funziona l'ambiente delle scuole
a Bologna.
E invece coi cittadini bolognesi hai avuto contatti? In quali occasioni?
Può sembrare buffo, ma il contatto con "i bolognesi" è proprio quello
che ho coi ragazzi immigrati. Nonostante loro non siano originari di Bologna,
abitano qua ormai da almeno tre anni, alcuni anche da dieci e vivono in
modo molto più forte di me la cittadinanza bolognese. Essendo inseriti
nel sistema scolastico, hanno un contatto quotidiano coi bolognesi e,
in un qualche modo, ne sono diventati parte anche loro. Inoltre recentemente
ho iniziato a collaborare con la Provincia di Bologna per la realizzazione
di indagini telefoniche. Il mio lavoro consiste nell'intervistare i cittadini
sui problemi della città: il traffico, la viabilità, l'inquinamento, ecc..
Fino ad ora ho intervistato una sessantina di persone dai venti agli ottanta
anni.
Questo contatto con i problemi dei residenti a Bologna ti ha aiutato
a comprendere di più la città? Ti ha fatto riflettere sul tuo modo di
viverla?
Questa attività è stata molto interessante perché ha rappresentato per
me l'unica vera occasione di confronto diretto coi bolognesi. Ciò che
più mi ha fatto riflettere è stato constatare il bisogno che hanno i cittadini
di Bologna di esprimere la loro opinione sui problemi riguardanti la città,
come la viabilità, l'inquinamento, l'immigrazione ecc. Problemi che io
ho scoperto di vivere in modo diverso rispetto alla maggioranza dei bolognesi.
Prendiamo ad esempio gli spostamenti: per me non rappresentano un problema
visto che abito in centro storico: capisco però che per i residenti nelle
zone periferiche possa esserlo. Su questo non avevo mai riflettuto prima.
ê stato anche interessante scoprire come venga vissuta la problematica
dell'immigrazione da parte degli anziani o di persone che lavorano e non
sono in contatto con gli immigrati nel modo in cui lo sono io: hanno un'idea
molto stereotipata degli immigrati e collegano subito la criminalità con
l'immigrazione, mentre per me questa equazione è completamente inconcepibile.
Tutto ciò mi ha aiutato a capire che, nonostante si abiti nella stessa
città, si può vivere in tanti modi differenti; a questo proposito un confronto
con persone più anziane o comunque che hanno avuto esperienze diverse
potrebbe essere molto utile per noi studenti. E non solo per noi.
Quali pensi siano i tuoi diritti in questa città?
A dire il vero su questa questione non ho mai riflettuto. Tuttavia credo
che, per quanto riguarda il diritto alla salute, una questione controversa
sia quella della garanzia dell'assistenza medica. Io non ne ho mai avuto
la necessità, ma in realtà il fatto di non avere la sicurezza dell'assistenza
sanitaria rappresenta un grave problema.
E quali pensi siano invece i tuoi doveri?
Davvero non mi sono mai posta questa domanda. Pensandoci così a bruciapelo
l'unico dovere che mi viene in mente è la raccolta differenziata. Penso
che sia un dovere di ogni cittadino di ogni città d'Italia. Il fatto che
qui a Bologna non ci sia tanto la possibilità di differenziare i rifiuti
per me è un problema. Ritorniamo quindi al discorso dei diritti. Il fatto
di non sentirmi tanto cittadina di Bologna, di percepire la mia presenza
qui come provvisoria, non mi ha fatto riflettere sui doveri che eventualmente
ho in questa città. I doveri dell'essere cittadina li sento se penso a
San Remo, la mia città d'origine. Tuttavia in questo ultimo periodo ho
avuto modo di riflettere molto sul mio modo di vivere Bologna, sia tramite
il volontariato a scuola, sia attraverso la collaborazione con la Provincia
e ora grazie a questa intervista. Visto che ho la prospettiva di vivere
almeno altri due anni in questa città, penso e spero di poter continuare
nel mio cammino per arrivare a sentirmi, se non a pieno, almeno in parte,
cittadina bolognese.
Serena Sandri
partecipante al laboratorio formativo Professione
Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
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