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"BOLOGNA
L'APERTA": COSI' LA DEFINISCE UNO STUDENTE BERGAMASCO
Leonardo
Moretti è bergamasco ed è venuto ad abitare a Bologna per motivi di studio.
Bologna rappresenta per lui una città dai mille volti e soprattutto un
esempio di apertura mentale molto diverso dalla sua Bergamo leghista.
Perché sei venuto a Bologna?
Per motivi di studio, perché vicino a Bergamo di università che offrissero
come corso di laurea Scienze della Comunicazione c'era solo lo IULM a
Milano, un'università privata. Lì non ci sarei mai andato, principalmente
per motivi etici. Tra le altre città in cui potevo trovare questo corso
di laurea c'era anche Bologna, di cui avevo sentito parlare molto bene:
là c'erano anche alcuni miei compagni del liceo e ci sarei potuto andare
a vivere con la mia ragazza. Allora alla fine ho scelto Bologna.
Hai avuto difficoltà a trovare casa?
Sì, abbiamo trovato difficoltà, considerando che la nostra ricerca è iniziata
dopo il test di ammissione al corso di laurea, verso settembre: in quel
periodo tutti cercano casa. Il nostro problema era dove stare nei giorni
in cui venivamo giù per cercare, e per Paola, la mia ragazza, c'era la
difficoltà ulteriore di seguire i corsi, io invece, non essendo passato,
stavo aspettando i ripescaggi. Per questi motivi abbiamo chiesto ad alcuni
amici di ospitarci. Alla fine, grazie ai volantini appesi e agli annunci
messi sui giornali, abbiamo trovato un appartamentino. E' stato veramente
un colpo di fortuna trovare in quel periodo un bilocale per due persone.
Come sono stati i rapporti con il proprietario della casa?
Con il proprietario ci siamo trovati benissimo: non è mai stato invadente,
non ci ha mai controllato, è sempre stato molto disponibile, ci ha dato
pure alcuni elettrodomestici che ci mancavano.
Come ti sei trovato nel quartiere?
Il nostro è un quartiere tranquillo, è servito di tutto: ci puoi trovare
il panificio, il minimarket, c'è il cinema, ci sono 2 o 3 farmacie. Non
c'è criminalità. Con il vicinato e la gente del quartiere non ho avuto
molti contatti: alcune volte sono fin troppo simpatici, per i miei gusti
danno troppa corda, sono sempre a controllare tutto, un po' invadenti
direi e qualche volta anche arroganti.
Hai avuto rapporti con le istituzioni bolognesi?
Non ho mai avuto bisogno di rapportarmi con le istituzioni. Mi sono recato
solo all'ARSTUD (Azienda Regionale per il Diritto allo studio Universitario)
e mi sono accorto che è un ente da rifondare completamente. Tutti i miei
amici che vanno all'università a Milano hanno "la fasciazione" effettiva
basata sulla dichiarazione dei redditi della propria famiglia, mentre
qua a Bologna il pagamento delle tasse si basa anche sui meriti.
Ci sono stati momenti in cui ti sei trovato in difficoltà durante il
tuo soggiorno bolognese?
Sì, c'è stato un episodio che vorrei ricordare. Un sabato sera verso le
dieci e mezzo, sotto le due torri, in pieno centro, sono stato aggredito
da un gruppo di nord africani che hanno cercato di rubare il cellulare
a me e ad un mio amico. Per fortuna siamo riusciti a scappare però rimane
lo stesso un fatto che fa riflettere: in alcuni quartieri a Bologna bisogna
stare attenti ad uscire la sera!
A Bologna hai notato modi di pensare differenti rispetto a quelli della
tua città d'origine?
Bologna è una città con una maggiore apertura mentale rispetto a Bergamo:
qui sono poche le scene di intolleranza che di solito invece si vedono
nelle città del nord; per la città vedi molti senza tetto, molti vagabondi
e per loro sono presenti tanti centri di accoglienza. La gente a Bologna
è abituata a vivere con i diversi: sia con gli extracomunitari che con
i "terroni", ma è abituata anche a vivere con i diversi in senso più lato,
gli omosessuali. E' normale vedere a passeggio la domenica coppie di omosessuali
senza che vengano additati, disprezzati. E' una città aperta anche a livello
culturale, c'è una grande offerta al pari delle maggiori città europee.
Bergamo, invece, è una città più chiusa, soprattutto per l'influsso della
Lega, un influsso che si è però ridimensionato negli ultimi anni. Bisogna,
tuttavia, far presente che la chiusura tipica del bergamasco diminuisce
nel momento in cui la persona nuova si inserisce in maniera umile e semplice,
a quel punto la comunità si affeziona e si lega alla persona che viene
da fuori, mentre a Bologna tutti sembrano amici, ma in fondo non ci sono
legami profondi.
Hai avuto problemi con il dialetto?
Solo in pochi casi in cui non ho capito un'espressione. Una volta in un
negozio mi hanno chiesto se volevo una sportina, non capivo cosa mi stessero
chiedendo, alla fine mi sono accorto che con la parola "sportina" intendevano
una piccola borsetta. Un'altra volta il proprietario della casa ci ha
detto che doveva chiamare il fontaniere, da noi il fontaniere viene chiamato
normalmente idraulico.
Ti sei mai sentito trattato come diverso?
No, questo no. L'unica cosa sono le battute sul mio accento, visto che
è abbastanza evidente, ma rimangono sempre in un ambito scherzoso!
Viviana Mancini
partecipante al laboratorio formativo Professione
Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
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