|
Cittadini Attivi
Comitato
è bello
Comitati
e giornalisti:
idillio
difficile
A
scuola di
cittadinanza
Nuovi
Cittadini
Apprendista
Cittadino
Studenti
senza polis
Malgrado
il degrado
Click Servizi
Blog
Le nostre
Iniziative
Archivio
Credits
|
|
|
Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
|
LA POLEMICA A TUTTI I COSTI - TUTTI I COSTI DELLA POLEMICA
Ovvero il rimpallo costante di responsabilità tra le diverse voci
della città: Amministrazione, Università, Studenti e la
necessità di un dialogo costruttivo per risolvere una situazione
comune.
Negli ultimi tempi la polemica sembra essere diventato lo sport preferito
di Bologna. La percezione di un crescente degrado si è fatta avanti
a grandi passi verso pressoché tutte le diverse voci che animano
la vita civile della città. Per "degrado" si intende
la sporcizia, il disturbo della quiete pubblica, gli episodi di disordine
e spesso la responsabilità di tutto questo viene imputata ai numerosi
giovani studenti che riempiono le strade del centro storico.
Le piazze, i portici e le zone pedonali sono divenute teatro di uno scontro
di opinioni tra residenti, studenti e Amministrazione che spesso ha assunto
i tratti poco fluidi dell'ideologia.
Complice una certa stampa che non ha perso l'occasione per versare benzina
sul fuoco, il dibattito ha preso rapidamente le sembianza del conflitto
in cui ognuno accusa l'altro di ledere i propri diritti e di pensare esclusivamente
ai propri interessi. È il tutti contro tutti mediatico.
E così sembra essere anche per la strada, se i residenti incolpano
gli studenti di arrecare disturbo e l'Amministrazione di adottare provvedimenti
inefficaci. "Il problema è la sporcizia", sostiene un'edicolante
di piazza Aldrovandi; "la mattina devo pulire il tratto di portico
qua di fronte perché si trova di tutto", insiste uno dei fruttivendoli.
Si registra dunque un crescente disagio nei confronti della popolazione
studentesca e alcuni abitanti si dicono esasperati dal rumore e dal fracasso.
Gli studenti, dalla loro, ritengono di non essere la vera causa del problema,
ma piuttosto che i residenti siano solo interessati ad ottenere i soldi
degli affitti e che l'Amministrazione si limiti ad imporre miopi regole
per soddisfarli.
Non è tutto. A queste due componenti del gioco si aggiungono anche
gli esercenti dei locali che accusano i residenti di scarsa tolleranza
e l'Amministrazione di politica repressiva.
Bottiglie rotte, clamori notturni e sporcizia per le strade sono passati
dall'essere fenomeni di comune rifiuto a motivi di scontro in un'interminabile
polemica.
Nessuno però sembra davvero convinto e soddisfatto di nulla. Né
delle ordinanze comunali, né della presenza degli studenti per
strada, né della misura degli affitti. Tutti sembrano aver da ridire
e basta. Il vero humus vitale di qualsiasi polemica è infatti,
prima di tutto, l'assenza di una volontà di confronto. Se ci solo
le buone intenzione la polemica, tanto cara al nostro paese, muore rapidamente
e sembra che spesso non si voglia permettere che questo accada. Almeno
questa è l'impressione che si ha leggendo i quotidiani o guardando
i telegiornali.
Ma è davvero così? È poi così serrato il conflitto?
Ad un'osservazione più attenta si vedrà che non tutti gli
studenti rifuggono le proprie responsabilità, né che tutti
i residenti vedono i giovani come la causa di tutti i loro mali. C'è
chi sa dividere i giovani come categoria da chi, tra di loro, non sa comportarsi
civilmente in pubblico. E non importa che a dirlo sia una ragazza in Via
delle Moline o un residente di P.za Santo Stefano. Leggendo nel dettaglio
le inchieste qui riportate apparirà chiaro come non tutti siano
disposti a parteggiare ciecamente per una fazione o per l'altra, come
invece pare di capire dai media.
Forse che il fantasma del dialogo covi nell'ombra in attesa del momento
per passare all'azione? Se così fosse, la polemica potrebbe subire
un duro colpo. Ma non saremo noi a decidere se, come e quando questo accadrà,
quanto piuttosto sarà compito dei vari attori presenti sulla scena
riconoscere la necessità di un confronto costruttivo. Le voci dalla
strada sembrano infatti dire che la città ha assistito a sufficienza
allo spettacolo del rimpallo delle responsabilità.
Lo pensano gli studenti: "Sarebbe più semplice parlarne, dialogare"
ci dice Ifeta, studentessa Erasmus.
Lo pensano i residenti: "Sinceramente non vedo tutta questa situazione
di emergenza" pensa il ventinovenne Nicola; e ancora "Quando
ci sono solo gli studenti il problema non si pone, non danno fastidio
a nessuno, - si dice in P.za Santo stefano - il problema nasce con il
fenomeno della massa, del branco".
Lo pensano gli esercenti che riconoscono: "La frequentazione degli
studenti è senz'altro la caratteristica più importante",
al Pratello come altrove.
Quindi? Nemici sui giornali e amici per la strada?
Certamente la situazione non è così semplici da analizzare,
ma appare altrettanto chiaro che da più parti si alzino ormai richieste
di reciproca collaborazione e si esiga una politica locale più
lungimirante, più efficace e meno strettamente vincolante.
Andrea Napoli
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - etnografia
urbana " della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
|