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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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PIAZZE, I SALOTTI CON/DIVISI DEGLI UNIVERSITARI
Vivere e convivere nelle piazze e nelle strade, cosa c'è dietro
lo spettacolo del salotto urbano?
Durante l'inchiesta per Professione Cittadino abbiamo frequentato e vissuto
quotidianamente alcuni dei luoghi simbolo di Bologna, spazi pulsanti di
vita, popolati da una varia e cangiante umanità, dai turisti e
dagli sfaccendati intorpiditi al sole pomeridiano in Piazza Maggiore,
alla folla variopinta di studenti che sciama nella zona universitaria.
A tutte le ore del giorno e della notte abbiamo incontrato sui nostri
passi incuriositi sorrisi, perplessità e rimostranze, accomunati
dalla voglia di raccontarsi e di raccontare la loro città e le
sue piazze, alle volte spazi intimi e raccolti, veri e propri salotti
pubblici, altre volte sale da ballo gremite di gente.
Ci siamo immersi negli spazi della "geografia universitaria"
tracciando una sorta di mappa della socialità studentesca: da Piazza
Verdi a Piazza Ravegnana, da Piazza Puntoni a piazza Aldrovandi alla magnifica
Piazza Santo Stefano, passando per via delle Moline e via del Pratello
in cui la strada diviene anticamera dei locali o semplicemente è
strappata al traffico di bici e motorini. E poi abbiamo frequentato Piazza
Maggiore scoprendo come sia ancora un'agorà cittadina, dove la
piazza reale si "mescola" con quella virtuale grazie al wi-fi.
Sono spazi, questi in cui ci siamo immersi, che appartengono a tutti,
ma che i giovani sembrano rivendicare con maggiore determinazione, occupandoli
con i loro corpi, riempiendoli di risate e discussioni sino a tarda notte
come se sui volantini che tappezzano i portici ci fosse scritto che i
300 e più euro di un posto letto includono non solo l'eventuale
connessione a internet, ma il cielo stellato e almeno un metro quadrato
di piazza a scelta.
Una città dove si vive nelle strade e nelle piazze, dove lo spazio
pubblico è divento una sorta di salotto privato della gioventù
studentesca, un salotto che però molti trovano troppo chiassoso
e ritengono sia la causa fondante del degrado e delle tensioni tra studenti,
residenti e comitati.
"Voi siete bravi finché state a casa a studiare, ma quando
poi uscite a divertirvi non va più bene" dice un barista di
Piazza Aldrovandi, condensando il pensiero di molti che puntano il dito
contro i bivacchi e gli studenti. Gli universitari però non ci
stanno e, rigettando le accuse al mittente, ribattono denunciando una
certa strisciante mentalità che vede nello studente universitario
una fonte di reddito senza limiti, un limone da spremere senza remore.
Bologna è una città che anziché accogliere lo studente
come parte di una ricchezza sociale e culturale lo vede solo in funzione
del suo valore monetario in quanto affittuario e fruitore di altri servizi.
Cittadino di serie B, insomma, accolto dalla Dotta per grazia ricevuta,
da cui ci si attende che studi giorno e notte, uscendo sì ma in
reverenziale silenzio
Molti, tra i comitati da noi intervistati,
per fortuna rifiutano però la facile equazione studenti=degrado.
E' che questa voce conciliante, che tenta ostinatamente di trovare soluzioni,
è messa a tacere da una certa stampa che vuole e ricerca la polemica
a tutti i costi. Il suo ruolo, secondo noi, dovrebbe invece essere un
altro: come abbiamo fatto noi anche i cronisti dei quotidiani bolognesi
dovrebbero scendere in queste piazze e sedersi con i ragazzi che nella
maggioranza dimostrano di amare Bologna, di considerarla "loro"
e non semplice luogo di studio in previsione di un futuro altrove. Per
molti di loro Bologna è parte di un'esperienza di vita che li arricchisce
anche grazie al modo che qui trovano di socializzare e di vivere la città,
un modo quasi simbiotico, toccandone la pavimentazione, con le schiene
appoggiate alle colonne dei portici coi sorrisi a pochi centimetri dai
sampietrini; insomma come dice Tommaso "è una concezione profondamente
diversa degli spazi, è un riprendersi dei pezzi di città
per stare insieme, per incontrarsi".
Sono queste piazze e queste strade, spazi semi-privati, che danno a ciascuno
l'idea della partecipazione, della cittadinanza; la condivisione dei luoghi,
starsene seduti insieme socializza e fa partecipi dei valori, delle idee,
del vivere e essere in una città.
Se si vuole uscire dalla sterile contrapposizione tra studenti parassiti
e una Bologna che li vampirizza allora la soluzione passa proprio da qui,
dalle piazze e dalle strade, dalla folla eterogenea di chi la città
la vive e la fa sua ogni giorno. Questa è l'occasione per una comunicazione
differente, un dialogo costruttivo per capirsi e capire che una diversa
socializzazione è possibile.
Irene Zennaro partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo
civico - etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della
comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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