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Le due anime di piazza maggiore tra reale e virtuale
Inchiesta a cura di, Enrico Plateo, Silvia Daniele

Un'oasi felice fra tradizione e innovazione: Piazza Maggiore

Oltre la contraddizione dei termini.

Iperbole wireless: una tecnologia per vivere la piazza

Iperbole wireless: un "cantiere in costruzione" al servizio del cittadino


Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

OLTRE LA CONTRADDIZIONE DEI TERMINI
APPUNTAMENTO IN PIAZZA: L'AGORA È ANCHE BOLOGNESE

Flow ci accompagna alla scoperta del salotto pubblico dei bolognesi in pensione che al mattino amano ritrovarsi qui per parlare, discutere... E c'è chi si dà l'appuntamento fisso.

Le buone abitudini non si perdono mai. Per questo stamane, come ogni giorno, dopo aver fatto colazione e aver dato una scorsa al Corriere, inizio la mia giornata e passo come ogni giorno in Piazza Maggiore. Probabilmente la dimenticanza degli occhiali da sole mi permette di avere uno sguardo più chiaro della situazione ed è così che mi accorgo per la prima volta di loro: i bolognesi.

Uomini, per il 98% dei casi, ex dipendenti ora pensionati, divisi in gruppetti come pettirossi intorno a un pezzo di pane. Mi chiedo se c'è in programma una commemorazione di qualche genere o se ci sia qualche altro motivo che porti qui, tutti insieme, questo gran numero di persone. Decido, armato di registratore, di indagare, di farmi dare qualche spiegazione. In breve emerge il fatto che, in barba alla modernità che divide e raffredda, ci sono ancora parecchi bolognesi che vedono nella Piazza un punto di ritrovo per la discussione, com'era, ci dicono, negli "anni rossi", quando qui si veniva "per porre problemi, non tra noi, ma a chi comandava". O come, in tempi ancora più remoti, a detta di un petroniano DOC, il popolo vi si radunava per prendere insieme le decisioni comuni. Uno spazio quindi dell'arena pubblica.

Tuttavia al di là di nostalgiche e mitizzate reminescenze, mi sono reso conto che nella piazza al mattino sono tutt'ora messi in atto quei comportamenti che ne fanno una vera e propria agora.
Ogni gruppo ha il suo appuntamento fisso. Al martedì noto la predominanza di ex-bancari, affezionati al luogo sia in quanto bolognesi, sia perché qui in zona vi hanno lavorato per decenni: hanno visto e frequentato quotidianamente per anni la piazza che è quindi entrata a far parte delle loro abitudini. Negli altri giorni della settimana altri gruppi di abitudinari si trovano qui e compiono più o meno le stesse "operazioni". Qui si viene e ci si aspetta. Tutti gli appartenenti a uno stesso gruppo sanno qual è il loro giorno: "chi c'è c'è - ci dice uno di loro - gli altri ci saranno la prossima volta". Passeggiata, chiacchiere, caffè, incontri. Vengono e si accomodano nel loro salotto pubblico.

Il sabato il tutto slitta alle cinque del pomeriggio: cambia l'orario, ma le chiacchiere, le discussioni e gli argomenti rimangono immutati: politica come sempre in pole position, seguita a ruota da cronaca e calcio. Come in ogni discussione che si rispetti scatta poi il bisticcio, punto quasi centrale di questo rito, ma che proprio in virtù di questo non compromette in alcun modo il rapporto personale tra i partecipanti. Io non intervengo: non voglio danneggiare lo peculiare sviluppo della discussione.
Quando lascio la piazza nasce in me la speranza che il concetto di agora che ben si incarna qui non segua le sorti della classica lingua che lo ha generato.

Enrico Plateo partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico-Etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica- a.a 2006-2007




 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna