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Le
due anime di piazza maggiore tra reale e virtuale
Inchiesta a cura di, Enrico Plateo, Silvia Daniele
Un'oasi
felice fra tradizione e innovazione: Piazza Maggiore
Oltre la contraddizione dei termini.
Iperbole wireless: una tecnologia per vivere
la piazza
Iperbole wireless: un "cantiere in costruzione"
al servizio del cittadino
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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UNA PIAZZA "MULTI-DIMENSIONALE" AL SERVIZIO
DEL CITTADINO
Leda Guidi, Responsabile dei Servizi di Comunicazione con i Cittadini
e della Rete Civica Iperbole del Comune di Bologna, ci spiega come i
ragazzi che grazie a Iperbole wireless "navigano in internet, seduti
nella piazza, stanno cambiando il paesaggio urbano, contaminando lo
spazio fisico con quello immateriale, collegando la densità storica
e la forza centripeta della piazza alla pervasività del globale
e alla policentricità della rete."
Quando nasce il progetto Iperbole wireless e perché?
Iperbole wireless è il risultato progettuale di idee nate nel
2005. La sperimentazione è partita il 12 giugno 2006, anche perché
l'iter amministrativo per i permessi è stato piuttosto lungo.
Lo scopo è quello di rilanciare l'idea civica di una nuova dimensione
della comunità telematica, a dodici anni circa dalla nascita
di Iperbole. Proprio per questo la nuova possibilità "senza
fili" è stata data agli Iperboliani e anche alla popolazione
universitaria. Si può quindi dire che alla base della scelta
di ampliamento dei destinatari del nuovo servizio c'è un'idea
di cittadinanza allargata. Il Comune si è fatto promotore di
questo progetto perché crede nell'evoluzione dell'idea di rete
civica e crede che, favorendo un uso ampio, consapevole e civico delle
tecnologie si possa dare una forma nuova e/o rinnovata, più ricca
e plurale, dello "spazio pubblico".
Il fatto che Bologna sia una città universitaria ha quindi
influito sulla scelta di attuare questa sperimentazione?
Certo. Di più: è stata una scelta fatta in partenariato
con l'università. E' stato attivato un gruppo di lavoro formato
da tecnici e comunicatori che si occupano dei portali del Comune e dell'
Ateneo. Collegandosi a Iperbole Wireless si visualizza una sorta di
"merge" (in realtà è una home page costituita
dalla selezione di contenuti utili per il cittadino/studente) dei due
siti. E' molto innovativo e inusuale che due "entità"
importanti per la città, decidano di rinunciare nella comunicazione
ad una parte del "brand" e di mettere insieme le rispettive
identità a favore di una terza, virtuale, condivisa. Questo è
significativo nell'atteggiamento e costituisce un valore per la sperimentazione:
lavoriamo come redazione congiunta, ciascuno - ovviamente - consapevole
della propria specifica missione comunicativa ma cercando di trovare
obiettivi e terreni informativi comuni, trasversali.
Quando avrà termine la sperimentazione?
La sperimentazione non ha un limite temporale definito con precisione.
Uno degli obiettivi della sperimentazione, oltre a quello di base di
testare il funzionamento dell'infrastruttura, era ed è quello
di generare partenariati pubblici a livello di produzione di contenuti,
come quello appunto con l'università. Inoltre, come output della
sperimentazione, concordato con i fornitori privati di connettività
e infrastruttura, vi è anche quello della redazione di un business
model che è - penso - il compito più complesso: immaginare
un piano di sostenibilità per il progetto. Per ora nessuna delle
città o comunità che ha in corso sperimentazioni di questo
genere ha trovato un modello economico solido, maturo, affidabile che
consenta la continuità.
Non c'è il rischio che un servizio pubblico che nasce anche
per eliminare il digital divide creato dalle nuove tecnologie, diventando
un servizio misto con finanziamenti privati, divenga a sua volta discriminante?
Questo rischio c'è sempre, ma il Comune è presente, anche
a vigilare che questo non avvenga e a mettere in campo azioni di contenimento
del rischio. La strada che sembra la più praticabile da parte
di tutti, anche all'estero, potrebbe essere quella di garantire servizi
di base, gratuiti o a basso costo, che siano in qualche modo "abilitanti"
alla rete a banda larga e alla comunicazione con le amministrazioni
pubbliche. Ma il modello di sostenibilità per Iperbole Wireless
è appunto quello che dovrebbe essere focalizzato sulla base di
elementi forniti dalla sperimentazione.
Si può dire che alla base di sperimentazioni come questa c'è
un cambiamento nel modo di vedere il cittadino?
Il profilo e il peso del cittadino si sono evoluti nel tempo; il cittadino
è visto molto di più come interlocutore paritario. Bisogna
riconoscere che questa evoluzione si è verificata in modo più
incisivo a Bologna rispetto ad altre città. Qui, per tradizione
e per cultura, il cittadino è più che altrove al centro
dei processi di governo, e la comunità dialogante con l'istituzione
pubblica. Il cittadino è visto come partner del Comune (anche
se in modo sempre perfettibile
.), e vede il quest'ultimo come
qualcosa che gli appartiene. Il che poi è la realtà dei
fatti.
A livello di feed back, al di là del numero di utenze, qual
è stata la risposta al servizio?
Stiamo facendo un'indagine qualitativa del servizio wireless, per testarne
la percezione e l'accoglienza: abbiamo a disposizione report a carattere
numerico, quantitativo, ed inoltre abbiamo ricevuto molti feedback positivi
spontanei, soprattutto tramite lo sportello Iperbole che gestisce l'interazione
con l'utenza e dall'Università per quanto riguarda gli studenti.
Piazza Maggiore, oggi e nel futuro, Lei personalmente la vede più
come una piazza fisica o una piazza virtuale?
Io sono per l'ibridazione. La vedo, anzi, multi-dimensionale. Io non
penso che nella comunicazione ci sia una dimensione che cresce a discapito
di un'altra, almeno è quello che mi pare desiderabile per mescolare
le forme espressive, i comportamenti, le relazioni; penso che la dimensione
fisica possa essere ampliata, dilatata - forse anche modificata - dalla
dimensione virtuale, per ciascuno secondo i propri desideri, le proprie
capacità di declinare queste due dimensioni (forse ce ne sono
anche altre, reali e simboliche). Quindi piazza Maggiore fisica, virtuale,
musicale, cinematografica, multimediale.... La piazza la fanno soprattutto
le persone che la vivono e la frequentano, ed è importante che
abbiano un numero sempre maggiore di possibilità di farsene qualcosa
di positivo per sé e per la comunità. I ragazzi che navigano
in internet, seduti nella piazza, stanno cambiando il paesaggio urbano,
contaminando lo spazio fisico con quello immateriale, collegando la
densità storica e la forza centripeta della piazza alla pervasività
del globale e alla policentricità della rete.
Silvia Daniele,
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico-Etnografia
urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica- a.a 2006-2007
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