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Quale destino per Sala Borsa?
Inchiesta a cura di Sofia Assirelli, Alessandra del

Opinioni dalla piazza coperta sulla piazza coperta

Opinioni sulla piazza coperta dalle piazze virtuali

Per una decisione argomentata: un approfondimento

Per una decisione argomentata: punti di vista particolari

Intervista a Mauro Alvisi

Intervista a Roberto Grandi

Intervista a Massimiliano Mazzanti

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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

"UN'INIZIATIVA PRIVATA IN SALA BORSA? SAPEVO CHE SAREBBE FALLITA".

Intervista a MAURO ALVISI, presidente del comitato Non sfrattate Pinocchio che per due anni (2002-2004) si è battuto contro la riduzione degli spazi di Sala Borsa in favore di iniziative commerciali.


"Non volevo portare sfortuna a Bellentani - afferma Alvisi - ma io sapevo fin da subito che la sua società sarebbe finita male. E il motivo è molto semplice: ha sconvolto le abitudini dei bolognesi che in Sala Borsa hanno sempre visto un'agorà, un luogo di ritrovo per parlare e confrontarsi."

Il bar e la libreria non potevano essere un ulteriore luogo di incontro?

"No, perché il bolognese oltre a essere un chiacchierone è anche abitudinario. Perciò ha la sua libreria di fiducia e il suo bar di fiducia e mai comprerebbe un libro in un posto nuovo o berrebbe un caffé in un bar diverso. E poi il bolognese beve il caffé in 30 secondi per poi andare a chiacchierare, in piedi. A lui piace così. Di conseguenza la clientela degli spazi commerciali di Sala Borsa era per la maggior parte non bolognese e non composta da studenti. Quale studente poteva permettersi di bere un caffé così caro come quello che vendevano al bar più di una volta ogni tanto?".


Insomma, secondo lei la causa del fallimento è non aver rispettato la mentalità dei bolognesi.

"Sì, questo è il motivo principale. So che Bellentani non è di Bologna, quindi non ha proprio capito le esigenze dei cittadini. Per fare un esempio, l'uso della piazza coperta all'interno di Sala Borsa veniva deciso da privati per ospitare iniziative che non provenivano dalla cittadinanza e che non erano in linea con lo spirito della città. I bolognesi si sono visti rifiutare spesso l'uso dei locali, mentre una volta potevano tranquillamente organizzarvi manifestazioni culturali e incontri di vario genere. Di conseguenza si sono sentiti espropriati di un luogo che prima apparteneva a loro e che svolgeva una funzione di aggregazione. E poi, diciamocelo, il Comune ci ha rimesso molti soldi accettando di ospitare un'iniziativa privata".


Si riferisce al mancato pagamento dell'affitto da parte di Sala Borsa s.p.a.?

"Non solo. Quando il Comune doveva decidere come impiegare gli spazi di Sala Borsa, una delle ipotesi era realizzare 900 postazioni multimediali per gli studenti. L'Università avrebbe così risolto la mancanza di aule computer, pagando 750mila euro all'anno di affitto al Comune. Quando si è deciso di destinare i locali ai privati, si è automaticamente perso questo ingente contributo, che aveva il vantaggio di essere affidabile e certo".


Come vorrebbe Sala Borsa, adesso che si è riaperta la gamma delle possibilità?

"Credo che il progetto migliore e più vicino alle esigenze dei bolognesi sia quello pensato da Umberto Eco qualche anno fa: una biblioteca multimediale al piano superiore, in cui potersi collegare agli archivi di altre biblioteche e consultare i loro cataloghi on line. Delle sale dedicate alla lettura e alla cultura, e altre riservate all'incontro tra le persone, luoghi per chiacchierare e conoscersi. Questo progetto incarna perfettamente lo spirito relazionale dei bolognesi, e riporterebbe Sala Borsa a essere uno dei luoghi di ritrovo prediletti, insieme a Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno".

Alessandra Dal Monte, partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica - a.a. 2006-2007

 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna