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Quale
destino per Sala Borsa?
Inchiesta a cura di Sofia Assirelli, Alessandra del
Opinioni
dalla piazza coperta sulla piazza coperta
Opinioni sulla piazza coperta dalle piazze
virtuali
Per una decisione argomentata: un approfondimento
Per una decisione argomentata: punti di vista
particolari
Intervista a Mauro Alvisi
Intervista a Roberto Grandi
Intervista a Massimiliano Mazzanti
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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TRE ESPERTI, LO STESSO RISULTATO: SALA BORSA A GESTIONE
PUBBLICA
Le opinioni particolari: un rappresentante dei comitati cittadini, un
ex assessore comunale alla cultura e un economista esprimono il loro
parere sul destino degli spazi di Sala Borsa.
Un rappresentante delle associazioni cittadine (Alvisi), un
ex assessore alla cultura e docente universitario (Grandi) e un economista
(Mazzanti): sono questi i tre "opinionisti" ai quali ci siamo
rivolti per sviscerare la questione Sala Borsa da punti di vista molto
diversi. Sorprendentemente tutti e tre sono giunti a una conclusione
comune: la gestione di Sala Borsa deve essere totalmente pubblica. Questa
affermazione non è il frutto di una banale presa di posizione
ideologica, ma di un insieme di riflessioni argomentate.
Per Mauro Alvisi un privato in Sala Borsa sconvolge le percezioni
dei bolognesi, che vedono in quel luogo un'agorà, un punto di
ritrovo a disposizione della cittadinanza. Se poi il servizio aggiuntivo
è una libreria, è destinato a non reggere la concorrenza
con le salde abitudini dei cittadini che hanno già la loro libreria
di fiducia.
Roberto Grandi sostiene che i vincoli strutturali e di sicurezza
a cui è sottoposta Sala Borsa impediscono a un privato di incrementare
i propri profitti. Per questo è meglio che Sala Borsa rimanga
una biblioteca non affiancata da servizi aggiuntivi privati e che cerchi
di mettersi allo stesso livello delle grandi biblioteche europee, ampliando
i propri servizi e diventando la vetrina delle manifestazioni che si
tengono altrove in città.
Massimiliano Mazzanti spiega che un servizio aggiuntivo privato
può coprire i costi solo se il sito in cui si trova raggiunge
la soglia minima dei 200mila visitatori l'anno. Poiché questo
in Sala Borsa non è plausibile, un'iniziativa privata è
per forza di cose destinata a fallire. Un uso migliore di quegli spazi
consiste nell'ampliamento di alcuni servizi della biblioteca, magari
soggetti al pagamento di un prezzo che copra i costi.
Mauro Alvisi: "Un'iniziativa privata in Sala Borsa? Sapevo che
sarebbe fallita".
Roberto Grandi: "Sala Borsa è una biblioteca e deve restare
una biblioteca".
Massimiliano Mazzanti: "In Sala Borsa non c'è posto per
i privati, ma gli utenti dovrebbero pagare per i servizi aggiuntivi".
Alessandra
Dal Monte, partecipante al laboratorio
formativo "Giornalismo civico - etnografia urbana" della laurea specialistica
in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica - a.a. 2006-2007
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