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Quale destino per Sala Borsa?
Inchiesta a cura di Sofia Assirelli, Alessandra del

Opinioni dalla piazza coperta sulla piazza coperta

Opinioni sulla piazza coperta dalle piazze virtuali

Per una decisione argomentata: un approfondimento

Per una decisione argomentata: punti di vista particolari

Intervista a Mauro Alvisi

Intervista a Roberto Grandi

Intervista a Massimiliano Mazzanti

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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

"SALA BORSA E' UNA BILIOTECA E DEVE RESTARE UNA BIBLIOTECA"

Intervista a ROBERTO GRANDI, prorettore dell'Università di Bologna e docente di Scienze della Comunicazione e che in passato è stato assessore alla cultura del Comune di Bologna.


Del destino della Piazza coperta di Sala borsa si cominciò a parlare quando lei era assessore alla cultura. Ci può sinteticamente spiegare in che consisteva il progetto?

Parte degli spazi dovevano essere dedicati al progetto "Portico Telematico", coordinato da Umberto Eco (nell'ambito di "Bologna città della cultura 2000") che prevedeva la creazione di una biblioteca multimediale con spazi di socializzazione e centinaia di postazioni in rete. Poi la giunta Guazzaloca cambiò il progetto originario e invece delle postazioni, per le quali l'università avrebbe pagato un affitto, venne indetta una gara d'appalto per una gestione privata della cosiddetta "Piazza coperta" e degli spazi circostanti.

Una scelta che lei non ha condiviso. Sappiamo infatti che nel 2002 lei sosteneva i comitati contrari alla gestione privata degli spazi di Sala Borsa.

Sì. La mia, tengo però a precisare, non era una presa di posizione ideologica. Semplicemente, basandomi sulle analisi che avevo condotto quando ero assessore ho capito che sarebbe stato impossibile per un privato fare profitti in uno spazio di quel tipo e con un affitto a quei livelli. Quello di cui parliamo è infatti un luogo pieno di vincoli: non ci possono stare più di 1050 persone, i ballatoi hanno un carico di peso massimo, gli spazi laterali del pian terreno dovrebbero essere lasciati come vie di fuga ecc. Per fare profitti c'è bisogno di un luogo dove il privato possa cercare di incrementare il numero delle persone, non di un luogo in cui bisogna impedire alle persone di fare acquisti perchè sono troppe. Ritenevo inutile consentire a un privato di gestire questi spazi avendo la certezza, dettata dalle leggi di mercato, che in cinque anni sarebbe fallito. Per creare profitto, dopo aver pagato l'affitto e i salari ai dipendenti, la libreria avrebbe dovuto vendere un numero di libri enorme, impossibile per una città come Bologna, che è piena di librerie.

L'Università nel progetto originario di Uberto Eco aveva proposto invece di pagare un affitto al Comune in cambio di postazioni pc per gli studenti. Ritiene che sarebbe stato un buon uso di Sala Borsa?


Sì. Invece di esserci le 300 postazioni attuali ce ne sarebbero state 650; inoltre sarebbe stato anche un modo per sgravare l'amministrazione da parte del costo di Sala Borsa, con un affitto di un miliardo e mezzo di lire. Poi gli spazi che erano stati concordati all'università sono stati affidati ai privati e quindi quei soldi sono stati destinati a Palazzo Paleotti, che è comunque collegato a Sala Borsa.

Che cosa vorrebbe vedere da oggi in poi in Sala Borsa?

Semplicemente una biblioteca, ma al livello delle grandi biblioteche europee. Bisognerebbe aumentare un po' gli spazi per ragazzi e bambini e assicurare la socializzazione, come prevedeva il progetto "portico telematico" di Umberto Eco. Per me sarebbe già sufficiente. Invece sembra che si debbano necessariamente organizzare grandi e continue iniziative. Secondo me non ha senso per due motivi: innanzitutto la biblioteca è già da considerare in se stessa un'iniziativa. Secondariamente, visti i vincoli del luogo, che senso avrebbe radunare al massimo altre duecento persone in uno spazio già affollato da 4000 persone? Per organizzare iniziative alla "Beaubourg" si possono utilizzare gli spazi circostanti di Palazzo dei Notai e Re Enzo. E questa "piazza coperta" di cui tutti parlano è e deve restare un luogo di transito; non è uno spazio che si possa chiudere per organizzare conferenze, almeno durante il giorno. Al massimo io auspicherei di fare diventare questa parte di sala Borsa, necessariamente frequentata da tutti, una vetrina per la comunicazione di ciò che avviene nelle altre parti della città, come ad esempio alla Galleria di arte contemporanea "Mambo".

Cosa significa questo luogo per i Bolognesi e per la città in generale?

E' una delle più belle biblioteche d'Europa e quindi credo che dovrebbe diventare uno dei luoghi identitari di Bologna. Il fatto che ci vadano 4000 persone al giorno mi fa pensare che i cittadini l'amino già molto. Forse bisognerebbe promuoverla a livello turistico come spazio bello in sé: Sala Borsa, con le sue rovine romane, e con le nuove tecnologie che la contraddistinguono, rappresenta una perfetta simbiosi tra antico e moderno, è il simbolo di una città che è orgogliosa delle proprie radici ma che sa anche guardare avanti.


Sofia Assirelli, partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica - a.a. 2006-2007


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna