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Quale destino per Sala Borsa?
Inchiesta a cura di Sofia Assirelli, Alessandra del

Opinioni dalla piazza coperta sulla piazza coperta

Opinioni sulla piazza coperta dalle piazze virtuali

Per una decisione argomentata: un approfondimento

Per una decisione argomentata: punti di vista particolari

Intervista a Mauro Alvisi

Intervista a Roberto Grandi

Intervista a Massimiliano Mazzanti

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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

"IN SALA BORSA NON C'È POSTO PER I PRIVATI, MA GLI UTENTI DOVREBBERO PAGARE PER I SERVIZI AGGIUNTIVI"

Intervista a Massimiliano Mazzanti, esperto di valutazione economica dei beni culturali e docente di Economia della cultura nel corso di laurea specialistica in Scienze della Comunicazione pubblica, sociale e politica dell'Università di Bologna..


Secondo lei sarebbe più indicata una gestione pubblica o una gestione privata degli spazi della piazza coperta di Sala Borsa?

Se io dovessi prendere una decisione farei in modo di massimizzare tutte le possibilità di introiti privati che possono essere correlati all'attività principale della biblioteca - ovvero l'utilizzo del patrimonio librario - poiché penso che ogni potenziale introito mancato sia una risorsa a cui si rinuncia. Procederei, dunque a indire un'asta nella quale il privato che offre al Comune la royalty (il pagamento per l'uso dei locali) più elevata si aggiudica la concessione, rimanendo naturalmente vincolato ai parametri di sicurezza e qualità richiesti dal luogo. Quando parlo di parametri di qualità mi riferisco alla scelta di creare dei servizi aggiuntivi che possano interessare i fruitori abituali di Sala Borsa.

Il metodo dell'asta è stato usato nel 2004 per individuare la società che per due anni ha gestito la libreria e i punti di ristoro della piazza coperta. Quali sono, secondo lei, i motivi del fallimento di Sala Borsa s.p.a.?

Questo fallimento non mi stupisce affatto, per varie ragioni. Innanzitutto perché quando si indice un'asta si decide il vincitore sulla base di un'ipotesi ex ante, cioè immaginando che quel privato possa ottenere degli extra profitti sufficienti a pagare la royalty al comune e a garantire una certa redditività. A volte, però, può accadere di fare ipotesi sbagliate e di constatare, ex post, che gli extra profitti non ci sono stati o sono stati insufficienti. Nel caso di Sala Borsa s.p.a. il servizio offerto era la libreria, che non si è dimostrata un'opzione innovativa perché non si differenziava rispetto alle molteplici librerie di qualità presenti a Bologna. Inoltre c'è un problema intrinseco a tutti i meccanismi ad asta: l'ente pubblico vuole massimizzare la royalty che gli spetta andando così a incidere sulle possibilità di massimizzazione del profitto del privato. C'è anche un altro motivo che potrebbe spiegare questo fallimento: nella letteratura economica è stato calcolato che i servizi aggiuntivi a siti culturali possono coprire i costi solo se il sito in cui si trovano attira circa 200mila visitatori all'anno. Una soglia così elevata è un problema per Bologna, che non possiede strutture culturali in grado di richiamare flussi così ingenti di visitatori. Se questa stima è corretta, non c'è assolutamente posto per i privati in Sala Borsa.

Come gestire, allora, questi spazi?


A questo punto rimangono due opzioni, che dipendono dalle volontà e dalle possibilità finanziarie dell'ente pubblico. La prima è offrire servizi totalmente pubblici, senza far pagare l'utenza ma distribuendo i costi nella società attraverso la tassazione. Questa scelta, però, dovrebbe essere fatta cercando di far capire alle persone che il bilancio pubblico non è un pozzo senza fondo, ma è dato. Per finanziare un bene in modo completamente pubblico bisogna compensare la spesa: o riducendo altri servizi pubblici o aumentando le imposte. Purtroppo questa ovvia correlazione tra spesa pubblica e imposte in Italia non è per niente percepita. Per questo ritengo che la seconda opzione, cioè la fornitura di servizi aggiuntivi su pagamento di una tariffa che copra solo i costi, sia più educativa. In più questa modalità permette di evitare un deficit di risorse come quello che ha portato Sala Borsa a ridurre l'orario di apertura. Appena ho saputo di questa notizia, da economista ho pensato che bisognerebbe far pagare l'ingresso oltre una certa ora. In questo modo verrebbe garantito il servizio diurno di base, mentre per chi è disposto a pagare verrebbe offerto un servizio ulteriore in ore notturne.

Che cosa vorrebbe vedere, dunque, nella piazza coperta di Sala Borsa?
E' d'accordo con le persone che vorrebbero un ampliamento dei servizi della biblioteca, soprattutto il numero dei pc e dei banchi del prestito?

Condivido questa opzione, anche perché come abbiamo visto i modi per finanziarla non mancano. La integrerei magari con la presenza di un punto di ristoro, che mi sembra anche necessario. In alternativa, si potrebbe pensare di offrire qualche servizio aggiuntivo più innovativo come un'area ICT o wireless, finanziato con un prezzo che copre i costi. Ancora, si potrebbe importare il modello della British Library di Londra, nella quale l'accesso è consentito solo a persone con un titolo di studio superiore alla laurea triennale. In Sala Borsa si potrebbero riempire gli spazi della piazza coperta con servizi dedicati a fruitori d'élite. Sicuramente queste due ultime proposte verrebbero considerate inique: dal mio punto di vista se il servizio di base è garantito senza filtri mentre un servizio aggiuntivo (in questo caso l'area wireless o d'élite) è associato a un prezzo o a un filtro, non ci vedo niente di iniquo.


Sofia Assirelli, partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica - a.a. 2006-2007


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna