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Inchiesta a cura di Sofia Assirelli, Alessandra del
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Intervista a Mauro Alvisi
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Intervista a Massimiliano Mazzanti
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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"IN SALA BORSA NON C'È POSTO PER I PRIVATI,
MA GLI UTENTI DOVREBBERO PAGARE PER I SERVIZI AGGIUNTIVI"
Intervista a Massimiliano Mazzanti, esperto di valutazione economica
dei beni culturali e docente di Economia della cultura nel corso di
laurea specialistica in Scienze della Comunicazione pubblica, sociale
e politica dell'Università di Bologna..
Secondo lei sarebbe più indicata una gestione pubblica
o una gestione privata degli spazi della piazza coperta di Sala Borsa?
Se io dovessi prendere una decisione farei in modo di massimizzare tutte
le possibilità di introiti privati che possono essere correlati
all'attività principale della biblioteca - ovvero l'utilizzo
del patrimonio librario - poiché penso che ogni potenziale introito
mancato sia una risorsa a cui si rinuncia. Procederei, dunque a indire
un'asta nella quale il privato che offre al Comune la royalty (il pagamento
per l'uso dei locali) più elevata si aggiudica la concessione,
rimanendo naturalmente vincolato ai parametri di sicurezza e qualità
richiesti dal luogo. Quando parlo di parametri di qualità mi
riferisco alla scelta di creare dei servizi aggiuntivi che possano interessare
i fruitori abituali di Sala Borsa.
Il metodo dell'asta è stato usato nel 2004 per individuare
la società che per due anni ha gestito la libreria e i punti
di ristoro della piazza coperta. Quali sono, secondo lei, i motivi del
fallimento di Sala Borsa s.p.a.?
Questo fallimento non mi stupisce affatto, per varie ragioni. Innanzitutto
perché quando si indice un'asta si decide il vincitore sulla
base di un'ipotesi ex ante, cioè immaginando che quel privato
possa ottenere degli extra profitti sufficienti a pagare la royalty
al comune e a garantire una certa redditività. A volte, però,
può accadere di fare ipotesi sbagliate e di constatare, ex post,
che gli extra profitti non ci sono stati o sono stati insufficienti.
Nel caso di Sala Borsa s.p.a. il servizio offerto era la libreria, che
non si è dimostrata un'opzione innovativa perché non si
differenziava rispetto alle molteplici librerie di qualità presenti
a Bologna. Inoltre c'è un problema intrinseco a tutti i meccanismi
ad asta: l'ente pubblico vuole massimizzare la royalty che gli spetta
andando così a incidere sulle possibilità di massimizzazione
del profitto del privato. C'è anche un altro motivo che potrebbe
spiegare questo fallimento: nella letteratura economica è stato
calcolato che i servizi aggiuntivi a siti culturali possono coprire
i costi solo se il sito in cui si trovano attira circa 200mila visitatori
all'anno. Una soglia così elevata è un problema per Bologna,
che non possiede strutture culturali in grado di richiamare flussi così
ingenti di visitatori. Se questa stima è corretta, non c'è
assolutamente posto per i privati in Sala Borsa.
Come gestire, allora, questi spazi?
A questo punto rimangono due opzioni, che dipendono dalle volontà
e dalle possibilità finanziarie dell'ente pubblico. La prima
è offrire servizi totalmente pubblici, senza far pagare l'utenza
ma distribuendo i costi nella società attraverso la tassazione.
Questa scelta, però, dovrebbe essere fatta cercando di far capire
alle persone che il bilancio pubblico non è un pozzo senza fondo,
ma è dato. Per finanziare un bene in modo completamente pubblico
bisogna compensare la spesa: o riducendo altri servizi pubblici o aumentando
le imposte. Purtroppo questa ovvia correlazione tra spesa pubblica e
imposte in Italia non è per niente percepita. Per questo ritengo
che la seconda opzione, cioè la fornitura di servizi aggiuntivi
su pagamento di una tariffa che copra solo i costi, sia più educativa.
In più questa modalità permette di evitare un deficit
di risorse come quello che ha portato Sala Borsa a ridurre l'orario
di apertura. Appena ho saputo di questa notizia, da economista ho pensato
che bisognerebbe far pagare l'ingresso oltre una certa ora. In questo
modo verrebbe garantito il servizio diurno di base, mentre per chi è
disposto a pagare verrebbe offerto un servizio ulteriore in ore notturne.
Che cosa vorrebbe vedere, dunque, nella piazza coperta di Sala Borsa?
E' d'accordo con le persone che vorrebbero un ampliamento dei servizi
della biblioteca, soprattutto il numero dei pc e dei banchi del prestito?
Condivido questa opzione, anche perché come abbiamo visto
i modi per finanziarla non mancano. La integrerei magari con la presenza
di un punto di ristoro, che mi sembra anche necessario. In alternativa,
si potrebbe pensare di offrire qualche servizio aggiuntivo più
innovativo come un'area ICT o wireless, finanziato con un prezzo che
copre i costi. Ancora, si potrebbe importare il modello della British
Library di Londra, nella quale l'accesso è consentito solo a
persone con un titolo di studio superiore alla laurea triennale. In
Sala Borsa si potrebbero riempire gli spazi della piazza coperta con
servizi dedicati a fruitori d'élite. Sicuramente queste due ultime
proposte verrebbero considerate inique: dal mio punto di vista se il
servizio di base è garantito senza filtri mentre un servizio
aggiuntivo (in questo caso l'area wireless o d'élite) è
associato a un prezzo o a un filtro, non ci vedo niente di iniquo.
Sofia Assirelli,
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - etnografia
urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica - a.a. 2006-2007
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