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INCHIESTA
Piazza Santo Stefanmo
A cura di Paola Benassi e Beatrice Bellucci
Come
vivono i giovani la piazza delle sette Chiese?
Piazza Santo Stefano dall'alba al tramonto
La parola ai residenti
Il grande fratello vi guarda
Intervista al Presidente del Quartiere Santo Stefano
Nuova sanità: progetto di mediazione.
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL QUARTIERE S. STEFANO,
ANDREA FORLANI.
Cosa pensa il Quartiere della situazione di
Piazza S. Stefano? Flow è andato a parlarne con il Presidente del
Quartiere Andrea Forlani.
Forlani conferma che la situazione di attrito tra i residenti
di piazza S.Stefano e i giovani che la frequentano, soprattutto nelle
ore notturne, dura ormai da anni. Sostiene che non si tratta di un fenomeno
di ordine pubblico, ma di un argomento più complesso che va approfondito
per trovare soluzioni adeguate.
Nel corso dei due anni passati, cioè dall'inizio della presidenza
di Forlani, l'istituzione di Quartiere si è mossa in due direzioni.
Il primo anno si è pensato di creare, da parte delle istituzioni,
momenti culturali e di aggregazione nella piazza in modo da avere iniziative
ufficiali su cui 'dirottare' l'attenzione. Tali iniziative avrebbero dovuto
richiamare un certo numero di giovani, interessati ad esse, e non quelli
che causano disturbo. Finito l'evento, finito il caos nella piazza. Sbagliato.
Dopo la fine degli eventi, generalmente intorno alle 24, i giovani si
fermavano nella piazza, se ne aggiungevano altri e la confusione continuava
o, peggio, aumentava.
Il secondo anno, allora, si è cambiato approccio: prima di proporre
soluzioni era opportuno comprendere meglio il fenomeno. Allora dal Quartiere
hanno affidato un mandato alla Cooperativa Nuova Sanità,
che ha steso una relazione sulla situazione effettiva della piazza. Oltre
a ciò - e proprio per capire meglio cosa succede e perché
succede - si è puntato ad un intervento di mediazione tra giovani
frequentatori della piazza e residenti: il Quartiere è sceso in
piazza, anche nella persona dello stesso Forlani, per parlare con i ragazzi.
"Il dialogo - spiega il Presidente - ha dato i suoi frutti, nonostante
qualche limitazione dovuta all'altissima frequentazione sporadica della
piazza - infatti i giovani che la frequentano abitualmente e che si ritrovano
lì tutte le sere sono pochi, la maggior parte cerca un luogo di
incontro diverso ogni volta - quindi raggiungere tutti o proseguire un
discorso con le stesse persone in altri momenti era impossibile."
Complessivamente, i rappresentanti del Quartiere si ritengono soddisfatti:
sono sempre stati accolti benissimo e i ragazzi si sono dimostrati molto
disponibili.
Da tutti questi momenti d'incontro sono emersi i problemi veri e oggettivi
degli studenti, soprattutto dei fuorisede: il caro-affitti e i prezzi
generalmente alti, soprattutto nei luoghi di aggregazione come i bar,
li portano a cercare soluzioni più economiche. Ed ecco che si sta
insieme in piazza. "Ciò che è emerso è che i
giovani non sono lì per protesta o con l'intento di disturbare
salvo una stretta minoranza - spiega il Presidente - Questa minoranza
difende posizioni più dure contro gli abitanti della piazza, a
loro dire ricchi altoborghesi che non lavorano perché non ne hanno
bisogno. Ma tale ipotesi non è esatta, in quanto molti dei residenti
vivono lì in affitto e la mattina devono alzarsi per andare al
lavoro. La maggior parte dei giovani, ad ogni modo, è lì
perché la piazza è un luogo di aggregazione spontaneo (meno
costoso dei pub: il problema è che i pochi, veri disturbatori presenti
disturbano molto."
Secondo Forlani, una volta inquadrato il fenomeno, dovrebbe essere possibile
individuare una soluzione. Bene, per lui una sola soluzione non esiste.
In fin dei conti, non si tratta di un fenomeno di ordine pubblico, quindi
la pura repressione non è applicabile. Le azioni per risolvere
questo problema, comune a più piazze di Bologna, devono coinvolgere
diversi soggetti: istituzioni, università e, per aspetti marginali,
le forze dell'ordine. Per quanto riguarda il Quartiere, si riconosce la
necessità di dedicare degli spazi ai giovani, dove possano, ad
esempio,"suonare il bongo perché gli piace, ma senza rompere
le scatole": creare cioè degli spazi di aggregazione, in centro,
dove gli studenti possano incontrarsi senza disturbare nessuno. Il Quartiere
S.Stefano sta pensando alla ristrutturazione di una parte del Baraccano
(non lontana da piazza S.Stefano) proprio per questo scopo.
Beatrice
Bellucci partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo Civico/Etnografia
Urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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