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INCHIESTA
Piazza Santo Stefanmo
A cura di Paola Benassi e Beatrice Bellucci
Come
vivono i giovani la piazza delle sette Chiese?
Piazza Santo Stefano dall'alba al tramonto
La parola ai residenti
Il grande fratello vi guarda
Intervista al Presidente del Quartiere Santo Stefano
Nuova sanità: progetto di mediazione.
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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NUOVA SANITA': PROGETTO DI MEDIAZIONE
Su
richiesta di Andrea Forlani, presidente di quartiere Santo Stefano, la
cooperativa Nuova Sanità è intervenuta come mediatrice di
comunità nella Piazza.
Nuova
sanità è una cooperativa sociale che nasce nel 1979 per
volontà di alcuni medici del lavoro. Attualmente, lavorano al suo
interno 170 operatori tra cui educatori, psicologi e mediatori culturali.
L'area d'azione va dall'inclusione sociale, con la gestione dei servizi
come il centro diurno, dormitori, alla gestione di residenze temporanee
per immigrati di prima accoglienza, all'ambito educativo e di assistenza
ad anziani e portatori di handicap. Un ventaglio d'azione ampio che ha
come scopo quello di portare un benessere sociale sul territorio dove
la cooperativa opera.
Tra le varie attività portate avanti dalla Coperativa Nuova Sanità
c'è anche il servizio di mediazione di comunità di cui si
occupano Maria Cristina Bolognini e Paolo Patuelli. Sono
loro che da febbraio a ottobre del 2006 hanno condotto lo studio su piazza
S. Stefano. Li abbiamo incontrati per farci raccontare gli esiti della
loro indagine.
"Per prima cosa - sostiene M.Cristina Bolognini - siamo
andati sul territorio: era indispensabile individuare i fruitori della
piazza. La realtà che ci si poneva davanti era quella di un contesto
frammentato, con cui era difficile entrare in contatto. Ci siamo affidati
alle conoscenze che avevamo, interlocutori privilegiati che ci servivano
da aggancio. Per esempio, per raggiungere gli studenti siamo passati prima
dai rappresentanti universitari. Abbiamo così svolto interviste,
tavole d'incontro con le istituzioni e l'utilizzo di spazi sui media come
Radio Città del Capo. Affiancando così alla fase d'ascolto
quella del dialogo."
"Dall'osservazione notturna - aggiunge Paolo Patuelli - ho riscontato
che piazza S. Stefano è uno dei luoghi di consumo di bevande alcoliche.
Da qui problemi igienici ben intuibili, visto che la zona è sprovvista
di bagni pubblici. Un'azione del quartiere, su nostra proposta, è
stata quella di piazzare come provocazione dei bagni chimici in una zona
che invece dovrebbe dotarsi di strutture più dignitose. Era una
azione atta a smuovere il contesto, affinché il problema venisse
affrontato. Mettere, cioè, su un piatto il problema: agire in termini
di responsabilità del territorio."
"Teniamo presente - continua Patuelli - che il quartiere è
un'Istituzione con un potere limitato e l'azione è stata conforme
alle sue funzioni. Questo va ricordato perchè le tematiche di conflittualità
urbana o si prendono in un ambito più complesso, come lavoro di
rete fra le Istituzioni ad alto livello, società civile e risorse
economiche o culturali, oppure difficilmente si otterranno dei cambiamenti."
Un primo passo verso il cambiamento, come si legge nel rapporto finale
di Nuova Sanità, aveva come protagonisti i residenti. Farli scendere
in piazza, occupandola in modo simbolico e creativo, proponendo alla città
un diverso modo di abitarla. Certo, si trattava di una prima azione, nel
progetto più ampio che Nuova Sanità assieme al quartiere
ambiva a raggiungere. " Purtroppo per i tempi stretti - afferma M.
Cristina Bolognini - non si è potuto fare niente. C'è da
dire che quando si arriva a mediare su un problema che è già
a un certo livello, diventa difficile interagire con le persone. Parliamo
di un problema che dura ormai da sei anni. E' chiaro che il residente
è frustrato, e non può che vedere l'aspetto che prevale,
ossia che alle quattro della mattina non si dorme ancora. Non si tratta
di anziani, ma di persone che lavorano."
"L'evento - aggiunge Paolo Patuelli - aveva anche lo scopo di andare
a colmare quella percezione falsata di chi ritiene che in quella piazza
non ci abiti nessuno, occuparla significava mostrarsi, ma su questo i
cittadini si sono tirati indietro."
A distanza di qualche mese dallo studio si possono tirare le prime somme:
"Il nostro lavoro - sostiene Patuelli - ha smosso il terreno, nel
senso che ora le proposte ci sono, e le possibilità per andare
avanti, qualcosa è stato capito. Poi però se nessuno investe
prima che rincominci il problema, non avremmo cambiato niente."
Incalza M. Cristina Bolognini: "L'importante è che non si
riparta da zero, sarebbe un'inutile dispersione di risorse, a cui, come
dire, i cittadini contribuiscono."
Paola Benassi partecipante
al laboratorio formativo "Giornalismo Civico/Etnografia Urbana" della
laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale
e politica-anno accademico 2006-2007
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