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INCHIESTA
PIAZZA VERDI
Flow
approda in piazza Verdi
E' giunta l'ora
di ascoltare la piazza
Ore
venti la piazza è divisa in due
Ma
la notte no
Niente
alcolici dalle 10 nei take away e alle tre tutti a casa
Dateci carta
e penna, vi costruiremo un ponte
Un
POnte di proposte per la Piazza,
Ecco
come la voce dal basso arriva in alto
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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UN PONTE DI PROPOSTE DALLA PIAZZA
Attraverso Terra Verde i cittadini parlano all'Amministrazione..e non
solo
Piazza
Verdi è la piazza del degrado, la piazza insicura, la piazza
incivile, la piazza dei conflitti e degli scontri, dei dissidi e dei
problemi. Questo è un po' quello che è sempre stato detto
di questa piazza, centro nevralgico della vita universitaria bolognese
e delle polemiche che riempiono le pagine delle cronache cittadine.
Eppure sarebbe bene andare a vedere più da vicino le opinioni
e gli stati d'animo di chi in quella piazza ci vive davvero. Come ha
fatto l'associazione Terra Verde Onlus che durante le festività
natalizie ha allestito in Piazza un vero e proprio Ponte dove i passanti
(residenti o studenti che fossero) potevano su appositi foglietti scrivere
cosa ne pensavano di Piazza Verdi.
Come viene vissuta piazza Verdi?
Quello che emerge dalla lettura dei biglietti è uno straordinario
mosaico di voci che si scontrano in modo pacifico e razionale sul piano
dei valori e delle idee. Ognuno porta la sua esperienza, le sue convinzioni
e le sue credenze personali, il suo particolare modo di vivere la piazza.
Contraddittoria e imperfetta, alternativa e differente, piazza Verdi
è ancora considerata dagli studenti come "una delle piazze
più belle e rappresentative di Bologna", "il centro
dell'università" e in quanto tale "uno dei luoghi più
importanti di incontro fra la gente". Ma nello stesso tempo anche
un "luogo di sballo", che secondo qualcuno "è
stato lasciato alla mercé di pochi luridoni", "il simbolo
di una gioventù degradata e sporca".
Una difficile convivenza
Tra le righe si leggono problemi e criticità. Difficili convivenze
tra i diversi "utilizzatori" della piazza. Eppure il termine
degrado, con il quale frettolosamente i media tentano di descrivere
la situazione di piazza Verdi, viene evocato in un solo messaggio. I
frequentatori abituali della piazza non lo utilizzano mai. Probabilmente
ritengono più proficuo andare alla ricerca delle cause dei problemi
invece di continuare ad alimentare il fuoco delle polemiche. Sta di
fatto che le contrapposizioni non sono così nette come si potrebbe
supporre. Le opinioni di studenti e residenti, ad esempio, sono perfettamente
in linea quando ci si riferisce alla mancanza di senso civico di molti,
troppi utenti (le bottiglie lasciate a terra, i rifiuti sparsi ovunque,
urina e scritte sui muri, biciclette che intralciano il passaggio dei
pedoni, la "cultura medievale di qualcuno"). Ma ci sono altre
questioni "oltre al degrado", per così dire. Il bisogno
di sicurezza da un lato ("vorrei girare tranquilla senza bottiglie
che volano", scrive una ragazza) e la volontà di ridurre
il controllo e la sorveglianza dall'altro (un ragazzo, che si autodefinisce
uno studente che vorrebbe poter vivere la piazza, scrive di essere stanco
delle telecamere che lo riprendono sempre quando passa di là).
I responsabili
Oltre ai "soliti" punkabbestia e alcolizzati cronici tra i
responsabili della situazione tesa di piazza Verdi viene inserita a
sorpresa anche l'amministrazione comunale. Un'amministrazione sorda
che comunica solo per mezzo di ordinanze che non tengono conto del parere
di chi nella piazza ci vive e di conseguenza dovrebbe conoscere meglio
le sue problematiche ("Vorrei che si lavorasse di più sulla
conoscenza del territorio e sull'ascolto, prima di agire per ordinanze
che creano effetti non desiderati, contrari"). Un'amministrazione
che dovrebbe tenere in considerazione le richieste di partecipazione
che provengono dai cittadini, adottando un approccio maggiormente democratico
e meno autoreferenziale. (Un residente esasperato invita tutti "ad
andare a pisciare sotto casa di Cofferati se continua a rifiutare il
dialogo e la soluzione dei problemi"). I cittadini non sono messi
nelle condizioni di far sentire la propria voce. E quando riescono ad
esprimersi il loro parere non è tenuto in considerazione dai
poteri che decidono delle sorti degli spazi pubblici.
Una soluzione è possibile
A parere di molti, il solo mezzo attraverso il quale è possibile
arrivare a soluzioni condivise resta il dialogo. ("Non è
facile dare una risposta alla risoluzione ottimale del problema però
non si deve mai smettere di pensare, discutere e confrontarsi").
Tutti sono chiamati in causa, tutti devono poter essere coinvolti per
dare il proprio personale contributo. L'Amministrazione non è
che uno degli attori sul campo, un attore che quando interviene dovrebbe
rispondere unicamente all'interesse generale e dovrebbe compiere delle
scelte le più condivise possibili. ("E' assurdo che in una
città con così tanti giovani non ci sia un assessorato
che con questi medi e parli coinvolgendoli. Non con la severità
e la non conoscenza di piazza Verdi ma con il dialogo si può
arrivare alla convivenza e al rispetto di tutti"). E così
i commenti e le idee affidati ai messaggi del ponte diventano proposte
concrete che gli attori della piazza vorrebbero poter vedere realizzate.
Dai sogni utopici di qualcuno ("Vorrei che ci fossero tante panchine
disposte in cerchio per poter parlare in un salotto che ha per soffitto
il cielo, e per convitati tante persone sconosciute") alle proposte
concrete di altri. Il filo conduttore è unico: tolleranza reciproca,
rispetto per gli altri e per l'ambiente, maggiore educazione civica
e semplice buonsenso sono i requisiti indispensabili per convivere in
modo pacifico e "trasformare la piazza da luogo di passaggio in
spazio di tutti".
Alice Falavigna,
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo Civico-etnografia
urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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