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Piazza Aldovrandi
A cura di Michele Azzu e Gianluigi Piu
Chi ha paura di piazza
Aldovrandi
Una piazza a due piazze.
Ritrovarsi al portico.
Studenti a Bologna: degrado o risorsa?
La piazza si vive o si usa?
Cara piazza, vorrei tanto che tu fossi
.
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Piazze: i salotti condivisi degli universitari
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STUDENTI A BOLOGNA: DEGRADO O RISORSA
Dialogare per combattere il vero degrado della città
La matematica, si sa, non è un'opinione. Ma un'equazione
che pare essersi affermata negli ultimi tempi, quella giovani =
degrado nel contesto bolognese, merita forse un'analisi più
approfondita. Il termine "degrado" rimanda alla sporcizia, al
disturbo della quiete pubblica, agli episodi di microcriminalità
la cui responsabilità si imputa alla folta schiera di giovani studenti
che vivono (quindi bolognesi, fuorisede e studenti Erasmus) nel capoluogo
emiliano. Chiunque abbia avuto la possibilità di seguire qualche
telegiornale o approfondimento nazionale e regionale, e di leggere i quotidiani,
sa che su questa equazione, e su queste tematiche, sono stati spesso puntati
i riflettori negli ultimi anni.
"Quella del degrado è un'etichetta che ci viene
data e che noi riflessivamente difendiamo, comportandoci di conseguenza"
- dice Lorenzo, studente bolognese - "A darcela sono i centri di
potere: i media, i comitati, i politici." Il fatto di etichettare
subito certi fenomeni come degrado, senza cercare un dialogo, o le cause
di certi fenomeni, insomma, porta a una reciproca chiusura dall'altro
lato, quello dei giovani, che colpevolizzati si attengono ai comportamenti
che gli vengono ascritti.
"Sarebbe più semplice parlarne, dialogare"
- per Ifeta, studentessa Erasmus, sicura che se coloro che si lamentano
mettessero degli avvisi per sensibilizzare i giovani a non sporcare e
a non fare rumore le notte tardi, molti starebbero più attenti.
Ifeta è in buona fede, lei come molti butta i bicchieri nei cestini,
ma riesce difficile pensare a una soluzione così semplice del problema,
dopo tutto il clamore che si è fatto attorno al degrado. O forse
no?
"Voi siete bravi ragazzi finché state in casa
a studiare, ma quando poi uscite a divertirvi allora non va più
bene" - dice Angelo Gambali, carismatico barista di Piazza Aldrovandi,
l'uomo accusato di aver dato inizio al degrado nel portico, per avere
introdotto l'aperitivo dei giovani. Il signor Gambali ci racconta di aver
inventato il "prezzo dello studente", ovvero aperitivi a un
euro, negroni a due euro, "e mi dici te dove lo trovi un negroni
a due euro!". L'affitto che lui paga all'Opera Pia, proprietaria
del tratto di portico incriminato, è calmierato, e così
il barista cerca di ridare qualcosa ai giovani coi prezzi bassi. A guadagnarci,
in questo modo, sono entrambi: i giovani si divertono spendendo poco,
gli introiti del bar sono aumentati, e anche altri commercianti della
piazza ne hanno guadagnato.
"Lo studente che studia tutto il giorno ha diritto la sera di
potersi ritrovare in compagnia e bere qualcosa a un prezzo equo. Son
stato giovane anch'io, e soldi non ne avevo mai" - continua. E il
rito dell'aperitivo ai portici di Piazza Aldrovandi risponde a questa
esigenza, che è molto sentita dai giovani, bolognesi e non. Ma
quello che emerge soprattutto dalle parole di Angelo, che sente molto
la questione, è che bisogna pensare ai giovani in una maniera un
po' più complessa. Perché se da una parte è vero
che esistono i fenomeni di degrado, dall'altra è vero anche, e
questa è una frase che gira a mezz'aria nelle discussioni, che
"gli studenti sono la ricchezza di Bologna."
Gli studenti fanno l'Università grande, l'arte, la discussione,
l'opinione giovane, creano quella realtà sociale per cui Bologna
è meta di studio da molte parti d'Italia e anche dall'estero. Ma
gli studenti sono la ricchezza di Bologna anche materialmente: pagando
affitti esorbitanti, consumando nei locali e nelle discoteche, comprando
panini e pizze. E l'elenco potrebbe andare avanti all'infinito. "Il
degrado di Bologna è altro, sono le ordinanze orribili che sta
facendo il comune, i palazzoni della fiera, la miopia della giunta, le
richieste dell'Ascom, i prezzi delle case e delle consumazioni nei bar"
- chiarisce Lorenzo.
Certo Angelo, però, la frase non la lascia a mezz'aria, ma la esprime
chiara e tonda:
"Se io fossi studente col cavolo (per usare un eufemismo) che
ci verrei in Piazza Aldrovandi, da questi imbecilli (anche qui) di
commercianti, e col cavolo (ancora) che ci verrei a studiare a Bologna"-
afferma con trasporto il barista. E quando gli studenti non vengono più
allora le pizze "te le infili tutte, te le infili!"- conclude.
Probabilmente è vero che gli studenti cominciano a migrare altrove,
ma si è ancora in tempo.
Forse la soluzione più sensata, per quanto semplice è
quella di Ifeta, bisogna creare dei momenti, dei luoghi, e delle modalità
di dialogo coi giovani, da parte del comune, dell'Ascom, dei comitati,
dei media. Ma anche i giovani devono muoversi. Altrimenti Bologna è
condannata al declino, un declino molto più profondo di quello
del "degrado", quello del deperire lento e inesorabile della
cultura di una città. "I veri bolognesi se ne sono andati
via da Bologna, ormai, sono tornati alle origini, ai loro paesi sui colli
e sui monti" - conclude Angelo, rassegnato.
Bologna non è una città qualunque, lo sappiamo. Ha
una sua magia, che la rende unica al mondo, come Venezia, o Roma. Se in
un modo o nell'altro tutti se ne lamentano, è perché la
vorrebbero migliore, e forse questo è il vero punto comune da cui
si può partire per creare qualcosa di nuovo. Le forze e il bagaglio
culturale non mancano, serve la volontà. Che dev'essere corale,
ma il cui via dovrebbe darlo il comune, insieme con l'Università.
Le persone risponderebbero.
Michele Azzu
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico/Etnografia urbana"
della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale
e politica-anno accademico 2006-2007
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