|
Cittadini Attivi
Comitato
è bello
Comitati
e giornalisti:
idillio
difficile
A
scuola di
cittadinanza
Nuovi Cittadini
Apprendista
Cittadino
Studenti
senza polis
Malgrado
il degrado
Click Servizi
Blog
Le nostre Iniziative
Archivio
Credits
INCHIESTA
Piazza Puntoni e via Zamboni
A cura di Alessandro
De Vita, Filippo Leonardi, Laura Scarano, Djordje Sredanovic
Puntoni: una piazza o una semplice
strada?
Un quartiere fotovoltaico
Piazza Puntoni: un non-luogo di aggregazione
Come vivono i residenti questo spazio pubblico
Allarme sicurezza in Piazza Puntoni
Il ruolo dei comitati
Intervista ad Otello Ciavatti, del Comitato
Piazza Verdi
Di chi è la colpa?
|
|
|
Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
|
UN QUARTIERE FOTOVOLTAICO
Come cambia Via Zamboni dal giorno alla notte
Sembra che le persone abbiano collegati sulla schiena dei pannelli solari.
Si perché di giorno, dalla mattina fino a metà pomeriggio,
i selciati di piazza Puntoni e di via Zamboni sono percorsi di tutta fretta
da tantissimi studenti. Dalle matricole ai laureandi, un esercito di aspiranti
dottori nuotano fra le colonne di via Zamboni. Si cammina veloci, perché
quasi tutti sanno dove andare: chi in aula studio, chi a restituire un
libro, chi in mensa. Se passeggia a fianco a loro, non puoi fare a meno
di imbatterti nel banchetto di quelli che ti propongono l'ultima miracolosa
offerta internet-veloce, piuttosto che in quelli che ti chiedono se ti
interessi di politica e se hai mai creduto nella rivoluzione del proletariato:
sono gli strumenti del direct marketing, affilati e temperati, pronti
a mietere nuovi clienti. Fra loro, si ritagliano il proprio spazio anche
quelli che vendono biciclette rubate e hashish: "Bici?! Bici!?
fumo,
erba?!
": diverso il prodotto, medesima la forma.
Davanti alle entrate delle diverse facoltà poi, dal dipartimento
di Italianistica, a Lettere e Filosofia, grappoli di ragazzi chiacchierano
fra loro, qualche sigaretta accesa. Assomigliano tanto ai vecchietti che
la domenica mattina, sotto alla statua del Nettuno, discorrono in dialetto
delle nuove manovre dell'amministrazione, piuttosto che delle ultime di
cronaca.
Poi man mano che il sole si affievolisce, via Zamboni e piazza
Puntoni si chiudono, si svuotano: davanti alla mensa ci sono sempre meno
persone, e sotto al porticato rimangono solo volantini stracciati e qualche
locandina. I banchetti dei promoter si smontano e si danno appuntamento
alla mattina dopo, mentre si fa ora di cena. Arrivata la notte, ti
accorgi che non c'è proprio alcun motivo per venire qua, a meno
che non si debba transitarvi, avendo ben chiara la destinazione finale.
Se ne vanno anche la gran parte degli spacciatori. Beh qualcuno rimane.
Ma in via Zamboni è solo, senza nessuno a cui potersi proporre.
C'è silenzio e pochissimo movimento. Di tanto in tanto, le macchine
della polizia compaiono e lente svaniscono dietro le mura dei palazzi.
E le luci blu, accese e lampeggianti sul tettuccio delle loro auto non
bastano per riportare qualcuno per strada. Anzi sembrano avere l'effetto
inverso: quello di disperdere ancora di più la folla che non c'è.
Poi se provassi a fare qualche domanda ad un signore che passa proprio
davanti alla panchina dove ti sei appostato lui di sicuro proverebbe ad
accelerare il passo. "Mi scusi, potrei farle qualche domanda per
l'Univer
". "No, no grazie
". E di certo, sarebbe
già passato oltre, scarico.
Confesso di averci provato: e sono ancora qua a domandarmi di cosa, effettivamente,
mi abbia voluto ringraziare. Di non averlo aggredito o di non averlo intervistato?
E' inutile dirlo allora, ma si deve aspettare la luce del sole
per ricaricare le batterie della gente, che come ogni mattina, grazie
a lei, tornerà a brulicare per le strade di questo angolo di Bologna.
Filippo Leonardi
partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico-Etnografia urbana
" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
|