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INCHIESTA
Piazza Puntoni e via Zamboni
A cura di Alessandro
De Vita, Filippo Leonardi, Laura Scarano, Djordje Sredanovic
Puntoni: una piazza o una semplice
strada?
Un quartiere fotovoltaico
Piazza Puntoni: un non-luogo di aggregazione
Come vivono i residenti questo spazio pubblico
Allarme sicurezza in Piazza Puntoni
Il ruolo dei comitati
Intervista ad Otello Ciavatti, del Comitato
Piazza Verdi
Di chi è la colpa?
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Piazze: i salotti con-divisi dagli universitari
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IL RUOLO DEI COMITATI
Cosa sono e come agiscono.
Negli ultimi dieci anni la città di Bologna ha visto aggravarsi
il conflitto fra studenti universitari e i residenti. Di fronte ad una
certa immobilità delle istituzioni e ad un peggioramento della
situazione i cittadini hanno formato negli anni diversi comitati formati
da cittadini residenti e non solo che si riuniscono periodicamente con
lo scopo di fare pressioni sulle istituzioni riguardo ai problemi della
città. Il nostro inviato Flow ha fatto come al solito il ficcanaso
e si è buttato nella mischia.
Buongiorno Bologna, qua è il vostro Flow che vi parla! Oggi vi
racconterò come funzionano comitati di cittadini che si occupano
di piazza Puntoni e della zona attorno a via Zamboni! Il centro di Bologna
vede la presenza di numerosi gruppi fra cui l'associazione Scipio
Slataper, il Comitato di Piazza Verdi e il comitato
"Stop al degrado". Ho chiesto ad alcuni rappresentanti
dei comitato cosa ne pensavano della "nostra" zona.
Alberto Tassinari, di Scipio Slataper, mi ha
confermato che effettivamente la piazza è poco appetibile per
gli studenti e poco frequentata, soprattutto dopo la chiusura dell'ultimo
locale che era fonte di richiamo. Otello Ciavatti del Comitato
Piazza Verdi ci ricorda invece come anche poco tempo fa la
situazione non fosse migliore, anzi: "Una quindicina di anni fa
era una piazza, diciamo da un punto di vista urbanistico, peggiore di
quella di oggi, perché c'era traffico e non aveva nessuna forma
di arredo".
I comitati hanno contribuito a risolvere questi problemi: "una
nostra proposta ha consentito di pulire visivamente la piazza con la
realizzazione di un'isola ecologica che ha permesso di togliere i numerosi
cassonetti (dieci, dodici) presenti in precedenza...anche la piccola
area verde che adesso è ben recintata, prima era sempre stata
usata esclusivamente come gabinetto a cielo aperto...Stesso discorso
per la cabina delle foto-tessera: l'abbiamo fatta togliere" ci
racconta il signor Tassinari. Molte altre idee sul futuro della zona
vengono inoltre da Ciavatti: "partiamo dalla cosa più semplice,
il traffico e l'uso degli spazi pubblici, nel senso che (la zona di
via Zamboni) deve essere una zona dove si fa essenzialmente cultura,
si fanno eventi significativi, in grado di attrarre persone, pubblici
diversi, turisti. E quindi vanno costruite in un sistema, attraverso
dei percorsi di collegamento, segnati, visibili, e lungo questi percorsi
bisogna evidenziare tutto ciò che di bello c'è come i
luoghi frequentati dai grandi intellettuali, che da sempre frequentano
Bologna. Quindi intanto ripulire le strade, sistemare i portici, mettere
le luci, una segnaletica adeguata, e poi rifare le pavimentazioni, perché
spesso sono dissestate".
Come avrete letto le idee non mancano, ma per la loro realizzazione
è fondamentale l'operato dell'amministrazione pubblica, con la
quale i comitati hanno un alterno rapporto. L'opinione espressa
dagli intervistati su questo tema infatti mostra un'amministrazione
attenta ad organizzare tavoli di discussione, incontri, assemblee popolari,
ma molto meno ad ascoltare veramente. I comitati cioè vengono
invitati regolarmente ad esprimere le proprie opinioni, ma molto raramente
vengono ascoltati. " Il nostro comitato ha più volte cercato
un confronto con le istituzioni: per tutta risposta, abbiamo ottenuto
solo parole, tavole rotonde, riunioni, ma nessuna azione concreta"
spiega il presidente del comitato "stop al degrado ",
Loris Foregatti, che non risparmia nemmeno l'università
che a suo parere "non può accogliere nel suo ateneo più
di 10.0000 studenti ed occuparsene solo ed esclusivamente soltanto quando
questi sono fisicamente entro le quattro mura delle diverse facoltà.
Occorre un progetto che segua gli studenti anche fuori dalle aule e
li sostenga anche in tutte le altre attività che caratterizzano
il loro stile di vita: aree in cui questi possano aggregarsi, confrontarsi,
locali in cui i prezzi siano accettabili, il tutto nel rispetto degli
abitanti".
In conclusione possiamo dire che i comitati sono un'importante espressione
di un attore protagonista del centro, il residente, che insieme ad istituzioni
e studenti deve partecipare alla costruzione di una città migliore.
Certo i rapporti fra i tre non sono sempre i migliori e spesso si creano
forti contrasti. E' indubbio che l'intervento dei comitati si è
fatto sentire e in molti casi ha migliorato la situazione esistente
anche se è emerso che senza un'azione dell'amministrazione collegata
e ben progettata il lavoro fatto dai comitati tende un po' a disperdersi.
Piazza Puntoni è un valido esempio: l'arredo urbano è
ora rinnovato, funzionale, e non vi è più bivacco o altro,
ma senza un progetto di riqualificazione rimarrà comunque una
piazza vuota e sprecata.
Alessandro
De Vita partecipante al laboratorio formativo
"Giornalismo civico - Etnografia urbana" della laurea specialistica
in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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