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INCHIESTA Piazza Puntoni e via Zamboni
A cura di Alessandro De Vita, Filippo Leonardi, Laura Scarano, Djordje Sredanovic
Puntoni: una piazza o una semplice strada?

Un quartiere fotovoltaico

Piazza Puntoni: un non-luogo di aggregazione

Come vivono i residenti questo spazio pubblico

Allarme sicurezza in Piazza Puntoni

Il ruolo dei comitati

Intervista ad Otello Ciavatti, del Comitato Piazza Verdi

Di chi è la colpa?


Piazze: i salotti con-divisi dagli universitari

INTERVISTA AD OTELLO CIAVATTI, DEL COMITATO PIAZZA VERDI

Recupero e cultura per rivalutare la zona universitaria.

Abbiamo intervistato Otello Ciavatti del Comitato Piazza Verdi, un'associazione attiva nella zona universitaria dal 1998 con attività culturale e di proposte civiche nei confronti dell'amministrazione.

Iniziamo con una domanda basilare: cosa sono secondo lei in questo momento Piazza Puntoni e Via Zamboni, in che modo vengono usate?

Vengono usate in modi diversi: possono essere utilizzate per l'arte e la cultura, possono essere utilizzate come luogo in cui bivaccare (spesso con dei cani), possono essere utilizzate per lo spaccio. Il problema è che tutte queste attività si sovrappongono, con un risultato che rende difficile l'equilibrio con i residenti.
Se poi aggiungiamo anche il traffico, e l'inquinamento che comporta, e se aggiungiamo alcuni errori di pianificazione, nella dislocazione dei locali, dei negozi, ecco se mettiamo tutto questo assieme abbiamo una zona che ha un uso polivalente, spesso con fenomeni che sono in profondo contrasto tra di loro.
E in certi momenti questo rischia di far esplodere conflitti non facilmente sanabili attraverso l'ordinaria amministrazione, in modo da richiedere l'intervento delle forze di polizia, o degli enti e delle associazioni che si occupano del recupero delle persone in difficoltà, e spesso anche questo manca di efficacia.

Ci può spiegare un po' più a fondo quali sono secondo lei i problemi di pianificazione della zona?
Sono quelli che riguardano il traffico e l'uso degli spazi pubblici. Piazza Verdi, Piazza S. Martino, Piazza Aldrovandi e Piazza Puntoni dovrebbero essere quattro piazze dove si fa cultura, dove si organizzino eventi in grado di attrarre pubblici diversi. E quindi queste quattro piazze vanno integrate in un sistema, attraverso dei percorsi in cui si evidenzi tutto ciò che di bello c'è.
Quindi innanzitutto ripulire le strade, sistemare i portici, mettere le luci e una segnaletica adeguata. E rifare le pavimentazioni: si usa l'asfalto mentre dovrebbe esserci la pavimentazione tradizionale.
Ma occorrerebbe poi mettere in evidenza non soltanto i palazzi, i luoghi della cultura, ma anche i luoghi frequentati dai grandi intellettuali, che da sempre frequentano Bologna. Carducci e Pascoli abitavano questa zona, in tante case che ancora ci sono, e bisognerebbe metterle in evidenza, organizzare un percorso simile a quello di Svevo e di Joyce a Trieste.

Parlando con gli studenti è emerso che Piazza Puntoni, benché abbia uno spazio con le panchine, viene poco frequentata soprattutto la sera perché ritenuta insicura. Secondo lei come si è venuta a creare questa situazione e come era invece la piazza una decina di anni fa?
Tempo fa Piazza Puntoni era una piazza peggiore di quella di oggi, perché era immersa nel traffico e non aveva alcuna panchina. Grazie all'iniziativa dei cittadini la piazza è stata riorganizzata e riqualificata. È evidente però che essa è diventata, proprio per la sua collocazione centrale, uno dei luoghi dello spaccio. Ora, lo spaccio si può affrontare in due modi: o si liberalizza il consumo delle droghe leggere, per cui uno va a comprarsi la droga dove vuole, oppure ci deve essere un intervento sistematico della polizia, non tanto su chi l'acquista, ma sulla rete criminale che sta dietro ai pusher.
E questo è mancato in realtà, per cui si è creata una zona franca. Per esempio c'è il fenomeno dei baby spacciatori, con cui noi abbiamo parlato: per loro non è sufficiente la polizia, ma ci vuole il recupero, un progetto educativo.
Mancando tutte queste cose, è evidente che questa è diventata una zona ad alta densità di spaccio, e questo produce un senso generico di insicurezza, a cui non corrisponde però un pericolo reale.
Se uno passa di lì, anche di sera, non è che viene puntualmente aggredito, anzi, è assolutamente accertato che la quantità di aggressioni, scippi, in questa zona, non sia più alta rispetto ad altre zone della città. Però il senso di insicurezza è molto alto, data l'impunità dei fenomeni e la visibilità dei medesimi.

Lei parlava di interventi di urbanistica e di contrasto dello spaccio. Qual è secondo lei il ruolo dei comitati in questo e quanto ascolto c'è da parte dell'amministrazione?
I comitati, essendo composti da abitanti del luogo, conoscono, per quanto anch'essi in modo parziale, la realtà del posto e sono in grado di proporre delle idee. Il compito dell'amministrazione è di raccoglierle e trasformarle in un progetto organico. Ma così non è avvenuto. Noi abbiamo la sensazione che le idee che abbiamo lanciato in questi anni non siano state davvero raccolte e trasformate in progetti operativi. E questo produce sfiducia e difficoltà di rapporto con l'amministrazione, a volte anche l'abbandono dell'impegno civico da parte di molti cittadini che alla fine decidono di ricorrere a di tipo privato, come ricorrere ad un avvocato.

Salutiamo Otello Ciavatti, che ci segnala un'ultima cosa: l'associazione Acropoli, di cui il Comitato Piazza Verdi fa parte insieme a Comune, Quartiere San Vitale e alle istituzioni culturali (Università, Accademia, Conservatorio, Teatro Comunale, Cineteca e Pinacoteca) sta elaborando un progetto di iniziative culturali da portare tutto l'anno, con un palco da installare probabilmente in una delle piazze della zona universitaria.

Djordje Sredanovic partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo civico - Etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna