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PIAZZA DI PORTA RAVEGNANAinchiesta
A cura di Sara Branchini, Lorenzo Grandi e Stefano Fabbri
Una piazza tra il centro e l'università,

Gli studenti e la piazza

La piazza e la Feltrinelli: un legame a doppio filo

Gli ambulanti di Porta Ravegnana

Il degrado: esclusiva di piazza verdi?

La voce fuori dal coro


Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

GLI AMBULANTI DI PORTA RAVEGNANA

Durante le festività la piazza si affolla di ambulanti: i venditori di Piazza Grande con il loro giornale, gli artigiani locali e i ragazzi africani come Moustapha, che vendono libri sul loro paese, il Senegal.

Nei pressi di Porta Ravegnana è molto facile vedere sempre qualche ambulante che tenta di vendere la sua merce e i bolognesi sembrano esserci abituati. Molti passanti li evitano mentre altri - soprattutto studenti - si fermano a parlare con loro. Solo in pochi sembrano esserne infastiditi.

Durante le vacanze natalizie, poi, gli ambulanti si moltiplicano e la piazza è letteralmente stracolma di banchetti e di venditori, per lo più immigrati, che cercano di vendere i loro prodotti: libri, artigianato, giornali o anche solo qualche scatola di accendini. Cercano, ovviamente, di attirare l'attenzione dei passanti, di rivolgersi a loro direttamente e di fermarli per piazzare qualche prodotto. Ciascuno adotta una tecnica differente: i ragazzi immigrati che vendono i libri sull'Africa sono tutti molto amichevoli e spesso insistono per stringere la mano dell'interlocutore; i venditori di Piazza Grande spiegano con serietà la loro situazione e chiedono una piccola donazione anche se il passante si rifiuta di comprare il giornale; gli artigiani, infine, si limitano ad esporre i propri prodotti a volte su un banchetto improvvisato grazie a un treppiede, e ad urlare qualche prezzo.

È il 20 dicembre e quando arriviamo nella piazza alcuni turisti che indossano cappelli da babbo natale tentano di metterne addosso uno ad un ambulante di colore. Lui rifiuta e loro insistono, ma senza fortuna. Di lì a poco arriva un secondo ambulante che accetta il cappello e inizia a ballare, mimando un qualche tipo di danza natalizia. Appena i turisti si allontanano il ragazzo tenta di rivendere il cappello appena conquistato. Ci avviciniamo e ci presentiamo. Lui dal canto suo ci dice : "Mi chiamo Moustapha e vendo libri sull'Africa ai passanti. Me li procuro grazie ad una cooperativa che si occupa del mio paese, il Senegal. Tento di venderli un po' a tutti, ma spesso faccio buoni affari con gli studenti: quando stanno andando all'università vanno di fretta, ma al ritorno spesso si fermano a parlare e a volte comprano un libro." Gli chiediamo cosa pensa di questa piazza: "Porta Ravegnana è un posto tranquillo, mi piace venirci: i poliziotti che pattugliano questa zona sanno che sono in regola e mi lasciano in pace, ormai non mi controllano neanche più. Anche la gente che lavora da Feltrinelli è a posto, li conosco da anni e so che loro sono contenti che io venda i miei libri fuori dal loro negozio." Moustapha intanto ha visto un suo amico, Amad, un altro ambulante. Lo chiama e ce lo presenta: "Ogni tanto vengo in questa piazza perché ci sono molti studenti con cui sono amico. Con gli altri ambulanti ci conosciamo ma tra di noi non ci aiutiamo molto, non abbiamo il denaro per farlo. Con la gente di Bologna il rapporto è buono, anche se gli adulti a volte mi insultano e mi dicono di lasciarli in pace. Gli studenti, invece, sono molto più disponibili: è successo anche che mi abbiano portato a mangiare con loro."

Il giorno dopo incontriamo M. e D., una coppia di orientali che vendono orecchini appostati su una delle panchine della piazza. Chiediamo loro se hanno un qualche tipo di permesso per vendere: "Non ci serve un permesso - ci dicono dopo essersi assicurati che siamo soltanto studenti - a parte in via Indipendenza e in via Rizzoli nel centro di Bologna c'è un'ordinanza che permette agli artigiani e agli artisti di vendere dove vogliono. Questa zona è abbastanza buona per vendere, veniamo spesso qui. La gente va di fretta ma spesso passa più volte e così se è veramente interessata finisce per fermarsi e comprare." E con gli altri venditori com'è il rapporto? "Con loro c'è un ottimo rapporto, finora abbiamo conosciuto solo gente molto gentile. Quando fa buio, però, a volte abbiamo paura di essere aggrediti. Una volta degli zingari hanno cercato di rapinarci."

Al centro della piazza, durante le festività natalizie c'era anche il banchetto del Coopi, un'associazione di volontariato che cerca di raccogliere fondi occupandosi di impacchettare i libri comprati da Feltrinelli: "Abbiamo un accordo con Feltrinelli - spiega Marisa, una delle volontarie - noi smaltiamo la fila per loro e loro pensano ai permessi. La nostra clientela è composta perlopiù da adulti. Gli studenti sono molti di meno ma si interessano di più alla nostra associazione, a volte ci lasciano la mail per ricevere nostre notizie. Mi sembra che in questo periodo nella piazza si crei un bel clima: ci sono molte persone che chiedono, ma anche molte disposte a dare.



Stefano Fabbri, partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo Civico/ Etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna