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PIAZZA DI PORTA RAVEGNANAinchiesta
A cura
di Sara Branchini, Lorenzo Grandi e Stefano Fabbri
Una piazza tra il centro e l'università,
Gli studenti e la piazza
La piazza e la Feltrinelli: un legame a
doppio filo
Gli ambulanti di Porta Ravegnana
Il degrado: esclusiva di piazza verdi?
La voce fuori dal coro
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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LA VOCE FUORI DAL CORO
In molti considerano Porta Ravegnana priva di problemi, ma c'è
chi la pensa in maniera diversa. Incontriamo il portiere di uno dei
palazzi della piazza.
Piazza di porta Ravegnana è un luogo tranquillo, basta un'occhiata
per rendersene conto. La gente, seduta sulle panchine, sfoglia con calma
i libri appena comprati da Feltrinelli, mentre qualche studente aspetta
l'arrivo degli amici e alcuni turisti scattano fotografie alle torri.
Ai lati, i fiumi di di passanti scorrono decisi verso via Rizzoli o
verso via Zamboni.
Ci troviamo nel cuore della città ma gran parte della gente non
sembra interessata a fermarsi qui, chi lo fa, invece, trova un luogo
tutto sommato vivibile.
Fermando alcuni passanti e chiedendo loro cosa pensano di questo
posto, le risposte molte volte si assomigliano: porta ravegnana è
un luogo senza problemi evidenti, qui passa molta gente, ma sembrano
convivere tutti tranquillamente, in maniera civile. Questa è
l'opinione diffusa di chi si ferma solo pochi istanti nella piazza,
ma c'è anche chi la pensa in maniera diversa e porta alla luce
aspetti che molti non notano o non hanno modo di osservare.
E' il caso del portiere del palazzo di cui Feltrinelli occupa il piano
terra, al numero 1 della piazza. È un uomo sulla sessantina e
ci hanno detto che sorveglia il palazzo da parecchi anni. Ci dirigiamo
decisi verso l'entrata e lui ci ferma con un gesto della mano: crede
vogliamo entrare senza il suo permesso. Gli spieghiamo che siamo studenti
e che stiamo portando avanti una ricerca sulla piazza e lui accetta
di parlarci brevemente: "Mi chiamo T. M., ho 62 anni - ci spiega
- e lavoro come portiere di questo palazzo dall'88. Vengo dalle Filippine,
arrivai qui a Bologna a metà degli anni Ottanta con la mia famiglia
per cercare lavoro". Gli chiediamo cosa pensa di questa piazza
e se secondo lui, come ci hanno suggerito in molti, è davvero
un posto così tranquillo: "Una volta questa zona era molto
più tranquilla, era un vero paradiso in confronto ad adesso.
Ora ho paura - ci confida - il mio lavoro sta diventando pericoloso;
soprattutto tra le sei e le sette di mattina, quando inizio a lavorare,
c'è in giro molta brutta gente, parecchi ubriachi. Ma non mi
stupisce che molti bolognesi affermino che in questa zona non c'è
criminalità: qui i criminali girano soprattutto la notte e la
mattina presto, durante il giorno, invece, sanno come non farsi notare.
Ci sono diversi spacciatori che trafficano in questa piazza, ormai io
li riconosco a forza di stare qui tutto il giorno ad osservare i passanti.
Ogni tanto passa la polizia, certo, ma cosa vorrebbe risolvere? Quando
arriva una pattuglia gli spacciatori si avvisano l'un l'altro e scappano
a gambe levate, per poi tornare cinque minuti più tardi"
Cosa si potrebbe fare secondo lei per migliorare
la situazione?
"L'unica soluzione sarebbe quella di aumentare la presenza della
polizia. Ma gli agenti devono lavorare in borghese, altrimenti è
del tutto inutile."
E qual è il rapporto con le persone che passano per la piazza?
"Gli studenti non danno mai fastidio, mi lasciano fare il mio lavoro.
La mattina spesso li vedo mentre si dirigono verso le scuole; a volte
nel tardo pomeriggio quando tornano fanno un po' di baccano, ma niente
di esagerato. Gli adulti a volte fanno commenti sul fatto che sono straniero
e che sarei dovuto restare nel mio paese, ma i razzisti non mi sembrano
tantissimi, Bologna è una città abbastanza tollerante."
T. ora ci chiede di andarcene, di fare domande ad altre
persone. Deve tornare al lavoro, ci spiega, non vuol dare l'impressione
di starsi distraendo agli impiegati che entrano ed escono continuamente
dal palazzo.
Stefano Fabbri partecipante al laboratorio formativo "Giornalismo Civico/
Etnografia urbana" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione
pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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