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Inchiesta VIA DEL PRATELLO
A cura di Luca Pistolesi, Francesca Corbo, Irene Zennaro, Andrea Napoli, Anna Monti
Oasi nel centro della città o epicentro del degrado notturno?


Giorno & notte

I giovani, croce e delizia del Pratello

Gente del Pratello

Gli esercenti

Un comitato contro il degrado, ma non contro i giovani


Piazze: i salotti con-divisi degli universitari

GENTE DEL PRATELLO

Noi studenti del laboratorio in compagnia di Flow abbiamo camminato, fatto la spesa, mangiato, scherzato, insomma vissuto con i residenti di Via del Pratello per farci raccontare come si vive in questo microcosmo.



Via del Pratello, anzi il Pratello, com'è chiamata dai residenti e dai bolognesi è una città nella città, una realtà dove le ore e le stagioni si susseguono seguendo un ritmo diverso, lontane dal frastuono del centro a pochi passi.
Se si guarda oltre i toni esasperati delle cronache cittadine si scopre un Pratello diverso, non zona sotto assedio di orde di disturbatori notturni, ma retroscena alle volte sonnacchioso, strada fiancheggiata dagli immancabili portici, che conserva ancora l'antica pavimentazione ostile a biciclette e passeggini; una Bologna privata in cui sono vivi i rapporti di buon vicinato e la condivisione quotidiana di uno spazio pubblico che si fa semiprivato, dove tutti conoscono tutti e si chiamano per nome, che tu viva lì da sempre o che sia una matricola arrivata da pochi mesi o un infreddolito aspirante etnografo come noi.


La vita è scandita da piccoli rituali quotidiani: la spesa, la sosta all'edicola e al tabacchi, le chiacchiere al bar, sotto casa la passeggiata con il cane, il mercato dei fiori il martedì nella vicina Piazza San Francesco.
Come dice M, giovane studente lavoratore che vive da sempre al Pratello "sono tutti i giorni e le sere fuori casa, però non mi allontano. Questa è la via al Pratello, a me piace non lo cambierei mai" e intervistato in merito alla scelta di non appoggiare l'azione dei Comitati aggiunge "io il degrado qui non lo vedo, se uno sceglie di vivere qua sa a cosa va incontro e poi a vivere da un'altra parte non so se ce la farei".


Il Pratello allora non solo come luogo dove vivere, ma come modo di pensare, di ragionare e di considerare l'occasionale rumore notturno come fisiologica conseguenza del vivere qui. E' quindi un piccolo mondo antico in cui è ancora possibile ricreare il senso perduto di una condivisione di spazi e luoghi pubblici o come, affermano i Comitati, un fortino stretto d'assedio dall'odore pungente del disinfettante, dai cocci delle bottiglie rotte, dalle urla delle ubriaconi?

Seguendo la numerazione, di civico in civico, passando per caffè, studi associati e kebabbari il paesaggio muta a seconda dell'ora del giorno e delle stagioni: dalle mattinate letargiche, ai pomeriggi scanditi dal rumore delle biciclette e delle serrande che vengono alzate, sino alle sere e alle notti del Pratello popolate da una folla eterogenea di universitari e giovani che per a maggior parte non riescono a considerare l'occasionale bottiglia infranta sul selciato o l'ubriaco addossato al portone degrado "perché siamo noi studenti che facciamo Bologna mica quelli dei comitati" dice una ragazza che vive qui da sempre, mentre un residente e gestore di un bar molto frequentato afferma che "il degrado lo fanno quelli dei comitati" perché le ordinanze non riescono a disciplinare il consumo di alcolici.

Studenti e gestori dei locali rigettano ogni responsabilità sulla gestione farraginosa e intempestiva del Comune e tra molti residenti, decisi a rimanere anonimi, serpeggia un netto rifiuto per le attività dei comitati colpevoli di esasperare il confitto e di voler snaturare il senso del vivere al Pratello con una serie di iniziative che oltre al degrado vero o supposto che sia, prosciugherebbero anche quella linfa di socializzazione comunitaria e sorridente da sempre tratto distintivo della strada.

Se, come afferma una gentile signora che si fa aiutare a portare la spesa in casa, "vivere qui è una forma mentis del tutto diversa che altrove e i comitati vogliono una strada dormitorio adatta a quelli che lavorano dalle 9 alle 5" si può comprendere come molti residenti vogliano intervenire sulla questione del degrado "non con lo scontro, con i decreti, ma con il dialogo e questo non è il muro contro muro del Comitato e del comune".

Malgrado lo scontro e le diverse idee raccolte sul ruolo dei comitati e sull'entità del problema del degrado la nostra impressione è che trai residenti sia fortissima la voglia, "il desiderio di vivere questa strada, questa zona come cuore pulsante della città".

Pratello forever - Intervista a una residente storica di Via del Pratello (L. 64 anni)


Cosa pensa del vivere in via del Pratello, è diverso che vivere altrove?
Assolutamente sì, non so se ha notato, ma questa è l'unica zona di Bologna, almeno per quanto ne so, in cui ci sono ancora degli autentici rapporti di vicinato. La gente che abita qua si incontra tutti i giorni anche più volte al giorno e si creano dei legami fortissimi, e si vive molto in strada. Questo rende vivere al Pratello una cosa del tutto diversa che stare altrove

Quali pensa che siano le differenze rispetto a altre zone di Bologna?
Ma sicuramente l'ambiente, questo è come un piccolo villaggio, una comunità separata dal resto della città e anche ospitale con tutti gli studenti che ci vivono. La situazione dello studente a Bologna è difficile certe volte perché non sono sempre tutelati, pagano molto per stare qui, ma spesso non vengono trattati con rispetto dal bolognese medio, invece qui è differente, li si tratta come cittadini, come membri di una comunità che per parte loro rispettano e infatti se va a vedere è difficile che sino i residenti di via del Pratello a sporcare e fare baccano.

Lei ritiene che sia mutato qualcosa negli ultimi anni?
Sicuramente si è creato un clima di scontro, che è esasperato da una certa stampa del tutto schierata con il bolognese medio, nella sua accezione più deteriore, ovvero quello che vuole che via del Pratello sia una via dormitorio per quelli che lavorano dalle 9 alle 17. Ma vivere qui presuppone una forma mentis del tutto diversa per mantenere viva quell'idea di socializzazione che forse è la cosa migliore che ha prodotto Bologna.
Adesso sono molte le cose che sono cambiate, ma vi è ancora il desiderio di vivere questa strada, questa zona come cuore pulsante della città.


Qual è la sua opinione in merito al problema del degrado?Il degrado è certo un problema che non può essere negato, ma non si può risolvere con le sole ordinanze restrittive del Comune o con le azioni legali dei Comitati: la pubblica amministrazione ha del tutto abbandonato il suo ruolo di mediazione tra le diverse istanze dei gruppi di cittadini e residenti e questo no fa che esasperare i toni del conflitto. I problemi del Pratello sono evidenti, ma occorre il dialogo per risolverli e questo dialogo io non lo vedo né da parte del Comune, né dei Comitati.


Secondo lei ci sono modi per mitigare i toni del conflitto?Innanzitutto occorre dire che questa zona non è pericolosa come altre di Bologna, penso ad esempio a piazza Verdi, ma bisogna considerare che questa è una strada piena di osterie e locali e quindi non si può evitare che vi siano persone per la strada e che occasionalmente facciano rumore. Ma questo non è un problema del Pratello, ma di civiltà e educazione e il muro contro muro non è assolutamente una soluzione.


Irene Zennaro partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2006-2007

 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna