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VIA DEL PRATELLO
A
cura di Luca Pistolesi, Francesca Corbo, Irene Zennaro, Andrea Napoli,
Anna Monti
Oasi
nel centro della città o epicentro del degrado notturno?
Giorno & notte
I giovani, croce e delizia del Pratello
Gente del Pratello
Gli esercenti
Un comitato contro il degrado, ma non contro i giovani
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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GLI ESERCENTI: "GRAZIE A NOI BOLOGNA È
UNA CITTÀ VIVA"
Ecco il punto di vista di chi lavora al Pratello di notte
Dopo esserci avvicinati ai residenti di via del Pratello, abbiamo voluto
sentire anche il parere degli esercenti che lavorano in questa zona della
città.
L'incontro coi residenti aveva evidenziato l'idea di un Pratello come
di un'isola all'interno della città con modalità e tempi
di vita propri; parlando con i gestori di alcuni dei locali che riempiono
la via, scopriamo che questa visione è sostanzialmente condivisa
anche da loro.
Non sono solo i residenti storici, dunque, a riconoscere una certa differenza
tra le dichiarazioni ufficiali dei vari comitati ed una realtà
che invece appare ben più pacifica di quanto non sembri leggendo
i quotidiani bolognesi. Anche gestori e baristi sembrano condividere l'idea
di un Pratello diverso da quello descritto dalle cronache locali.
Una ragazza che lavora come barista presso "Alto Tasso"
in P.za San Francesco afferma a questo proposito: "È
un posto bello e particolare per l'equilibrio che c'è, all'interno
di una città abbastanza piccola come Bologna, tra il clima di paese
e i servizi che invece può offrire una metropoli".
Una zona particolare, quindi, con caratteri propri. "La frequentazione
degli studenti - sostiene uno dei tre gestori-soci dello stesso bar
- è senz'altro la caratteristica più importante perché
gli studenti escono tutti i giorni e magari anche chi non esce quotidianamente,
se vede che c'è gente è invogliato ad uscire ed è
tutto questo che rende Bologna una città viva (a differenza di
altre)".
Gli studenti, quindi, come linfa vitale di questo angolo di città,
piuttosto che come sua rovina. La voglia di aggregazione come motore della
frequentazione del Pratello. Continua il gestore di "Alto Tasso"
"È un luogo d'aggregazione e contemporaneamente anche il
mio posto di lavoro; e il mio lavoro mi piace proprio perché si
svolge in un luogo d'aggregazione con persone giovani e non solo, con
persone molto diverse. C'è molta diversità all'interno di
questi spazi e credo che quindi ci sia anche un arricchimento".
Molte note positive, dunque, eppure sui giornali la polemica è
all'ordine del giorno.
Possibile che ci sia un gap così netto tra la realtà vissuta
in loco e quella narrata dai media? Non esiste un problema, un degrado,
una situazione critica?
Sono ancora i ragazzi del bar di P.za S. Francesco a darci delle risposte.
"Oggi c'è effettivamente più degrado che
tempo fa, - afferma il proprietario - però è una
questione di cultura cui si può rimediare con l'educazione,
senza imporre delle restrizioni".
Quindi una certa problematicità c'è e viene riconosciuta,
anche se nessuno tra gli intervistati punta il dito contro gli studenti;
piuttosto sembrano essere tutti d'accordo nel considerare l'Amministrazione
Comunale come la vera causa dei disagi e delle incomprensioni tra residenti
ed esercenti. Alcuni si aspettavano molto da questa giunta e sono rimasti
delusi, altri addirittura si sono dimostrati molto restii a parlare con
noi.
Meravigliati di questo silenzio, abbiamo voluto sondare meglio il terreno.
Sempre da "Alto Tasso" una seconda socia del bar si rifiuta
di parlare con noi del Pratello e delle relative problematiche. Ci spiega
che non intende rilasciare dichiarazioni di alcun genere, poiché
è convinta che esse andranno poi a finire nelle mani di terzi che,
volontariamente o meno, finiranno col distorcere il loro significato.
Ma non è l'unica. Molti baristi a cui abbiamo chiesto di scambiare
due parole con noi, si sono sottratti dicendo che avrebbero preferito
che fosse il proprietario ad occuparsi di questo genere di cose. E questo
perché, afferma una donna che lavora presso il bar "Achab",
"la situazione è parecchio delicata e nessuno se la sente
di prendersi la responsabilità di rilasciare interviste o dichiarazioni".
Ce ne andiamo con la netta sensazione di aver toccato un tasto più
dolente del previsto.
Andrea Napoli, partecipante al laboratorio formativo "Etnografia urbana-Giornalismo
civico" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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