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Inchiesta
VIA DEL PRATELLO
A
cura di Luca Pistolesi, Francesca Corbo, Irene Zennaro, Andrea Napoli,
Anna Monti
Oasi
nel centro della città o epicentro del degrado notturno?
Giorno & notte
I giovani, croce e delizia del Pratello
Gente del Pratello
Gli esercenti
Un comitato contro il degrado, ma non contro i giovani
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Piazze: i salotti con-divisi degli universitari
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UN COMITATO CONTRO IL DEGRADO
MA NON CONTRO I GIOVANI
L'intervista a Barbara Rinaldi, fondatrice del comitato Al Crusèl,
ci aiuta a sfatare il mito
secondo il quale le associazioni dei residenti vogliono cacciare gli
studenti da Bologna
"Il Pratello dei drogati e dei loro pusher, dei caciaroni, dei
beoni, dei riottosi, dei nottambuli
" Quando abbiamo deciso
di occuparci di via del Pratello, ci aspettavamo che qualcuno ci raccontasse
la situazione in questi termini. In particolare, ci aspettavamo che
il comitato dei residenti, che al Pratello si chiama "Al Crusèl",
venisse a raccontarci, per bocca della sua fondatrice Barbara Rinaldi,
che non ne poteva più del comportamento di quei giovani irrispettosi
e ignobili. Niente di più sbagliato.
"Comincio col dire chi non ha alcuna responsabilità:
i giovani. Nessuno di noi residenti si sogna di accusare i ragazzi
che vivono la loro notte in via del Pratello", è stata
la prima frase pronunciata dalla dottoressa Rinaldi quando ci ha accolti
nel suo studio di via Pietralata per la nostra intervista. Una premessa
smarcante e quanto mai necessaria, visto il clima esasperatamente conflittuale
che ha permeato il Pratello negli ultimi anni. "I comitati contro
gli studenti? Macché! Che colpa vuoi che abbiano i giovani se
fanno soltanto ciò che è loro permesso? Ad esempio
- ha continuato Rinaldi - io adoro la musica latina e vado spesso
a ballarla fino a tarda notte in un locale poco lontano dal Pratello:
finché mi è concesso, perché dovrei smettere? Ma
non credo che i residenti che dormono sopra al locale siano poi tanto
contenti."
Quello che i comitati contestano davvero è il rumore
dei locali. Forse basterebbero muri insonorizzati per risolvere il problema,
ma finora non si è voluto costringere gli esercenti alle spese
necessarie. "Gli esercenti se ne sono fregati
per anni: finché non si sono sentiti minacciati non hanno fatto
il minimo sforzo per limitare il disagio dei residenti - ha continuato
la fondatrice del Comitato, che però ha puntualizzato che - finché
è loro permesso, è normale che continuino a perseguire
soltanto l'interesse economico". Insomma, la colpa non è
dei giovani e nemmeno degli esercenti: ma allora di chi è?
"La colpa è dell'Amministrazione comunale.
Di destra e di sinistra, senza grandi distinzioni. Sono le regole che
mancano, o forse neanche quelle. Prendiamo il caso dei dehors: la giunta
Guazzaloca ha liberalizzato lo sfruttamento del suolo pubblico, permettendo
a chiunque di aprirne uno, ma esiste una legge nazionale che ne vincola
l'apertura all'approvazione del condominio adiacente. Addirittura, là
dove c'era una latteria storica di via del Pratello è stato allestito
uno spazio all'aperto di 100 posti a sedere, ovviamente senza costruire
un bagno: poi è naturale che la gente ti pisci in strada."
Il degrado sarebbe quindi cresciuto tra le pieghe dei provvedimenti
delle varie giunte che si sono succedute, nessuna mai abbastanza efficace.
La diminuzione del chiasso e della sporcizia sembrano relegati all'iniziativa
personale di qualche esercente volenteroso o di qualche residente rassegnato.
Mentre Barbara Rinaldi ci spiega come sia sempre più "impegnativo"
vivere in via del Pratello, le chiediamo se la nuova ordinanza, firmata
dall'assessore Santandrea, che obbliga i locali a chiudere all'una,
possa essere un passo avanti. "Purtroppo - ci risponde -
c'è una pecca nell'ordinanza che la inficia totalmente: la
mancanza di controlli. Martedì 9 gennaio ho letto sulla solita
terribile stampa bolognese che la polizia aveva effettuato 200 controlli
nella notte precedente e che tutti erano in regola. Erano sei le pattuglie
a lavoro in giro per la città. Purtroppo però le pattuglie
diventano due nei giorni successivi, e una soltanto dopo sette giorni.
Se c'è un incidente stradale nella notte, che la tiene impegnata,
nessuna pattuglia controllerà niente, come al solito".
Chiasso e insicurezza stanno già portando effetti sulla
popolazione della via: "Molti dei residenti storici hanno lasciato
le loro abitazioni, preferendo affittarle a studenti; io stessa, che
pure adoro vivere qui, ritengo possibile un trasferimento in un'altra
zona".
Finita l'intervista, ringraziamo e ce ne andiamo dallo studio
di Barbara Rinaldi. Se tra le parti in causa quella dei comitati doveva
essere la voce più critica, si è invece rivelata davvero
tollerante.
Nei ricordi dei residenti e di chi frequentava il Pratello
una decina di anni fa, il degrado non appare minimamente. E sì
che le ore piccole si facevano anche allora, e si beveva e si ballava
nei locali. Ma di sporcizia, droga e fracasso nemmeno l'ombra. Era considerato
un'oasi tanto di giorno quanto di notte, un luogo tranquillo dove abitare
e una zona stimolante per le serate tra amici. Dove si è perso
tutto questo?
Luca Pistolesi
e Anna Monti,, partecipanti al laboratorio formativo "Etnografia urbana-Giornalismo
civico" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica,
sociale e politica-anno accademico 2006-2007
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