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VIA DELLE MOLINE E VIA DELLE BELLE ARTI
A cura di Sara Trigolo, Alice
Lombardi, Maria Sara Bertuccioli, Davide Magri
Flow, l'etnografo che esplora via delle Moline
e via dele belle arti
Night&day
La città degli studenti
?
Studenti e degrado
Studenti e residenti: incontro
o scontro?
Le ragazze si sentono sicure in via delle
Moline?
I commercianti di via delle Moline
L'attività dei comitati
proposte conclusive
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Piazze: i salotti condivisi dagli studenti
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STUDENTI E RESIDENTI: INCONTRO O SCONTRO?
I diversi aspetti di una convivenza problematica
"Io non capisco perché se vieni in una città
la devi sporcare, questa è maleducazione. L'università è
un bene della città e dovrebbe essere bella agli occhi [..] invece
sembra di entrare in un ghetto"
Questo è ciò che ci dice un residente di via delle Moline
quando gli chiediamo se l'abitudine degli studenti di riunirsi nella strada
comporta disagi per gli abitanti e per l'ambiente.
Dopo aver scoperto che molti giovani utilizzano la zona come punto d'incontro
abbiamo cercato di capire come questa consuetudine incida sull'ambiente
circostante. Ne abbiamo parlato con i frequentatori del quartiere cercando
di comprendere come gli studenti vedano la tanto dibattuta questione del
degrado. Soprattutto, abbiamo chiesto loro se il fatto di vivere in questa
città per pochi anni modifichi o meno il rispetto nei confronti
degli spazi pubblici. Abbiamo scoperto che la percezione che alcuni studenti
hanno di questa problematica si avvicina sotto alcuni aspetti a quella
portata avanti dai residenti e dai comitati di quartiere, ma anche che
le due prospettive divergono sull'ampiezza del fenomeno.
"Bisogna capire cosa s'intende per degrado. Se s'intendono quei cinquanta
punk a bestia il problema sarebbe facilmente eliminabile. Il fatto è
che viene strumentalizzato per generalizzare la questione, allargandola
a tutti gli studenti" afferma Tommaso Cerusici, di 21 anni, studente
di Storia Contemporanea.
"Bologna non è sporca solo per chi ci vive una vita, lo è
anche per me che sto qui per sei anni. Vogliamo parlare dei cani? E poi
io mi sento di vivere a Bologna ormai, non a casa mia. E porto rispetto"
ci dice una studentessa di Fisica di 21 anni, originaria di Vicenza.
Guido Grimaldi, 23 anni, studente di Lettere Moderne afferma invece: "In
fondo io in questa città ci vengo per studiare, quindi per trascorrerci
una fetta della mia vita, ma il fatto che Bologna non sia nostra non induce
noi fuorisede a non rispettarla. Chi sporca Bologna sono i tossici e i
tossici non sono studenti."
Da un lato gli studenti percepiscono il degrado come un problema, ma dall'altro
non ritengono di esserne una delle cause. Alcuni sostengono che l'aumento
del numero degli iscritti e l'usanza di stare in strada può arrecare
disturbo ma non collegano quest'aspetto al degrado. Si dichiarano rispettosi
degli spazi che la città mette loro a disposizione. Insomma, secondo
loro riunirsi nelle vie o nelle piazze non ha un impatto così negativo
sull'ambiente. E quando chiediamo se lasciare la bottiglia di birra in
terra non sia, nel suo piccolo, un contributo alla sporcizia qualcuno
ci risponde: "Se mettessero dei bidoni in più
attorno
ai bidoni c'è una montagna di roba, la gente è tanta, non
ci vorrebbe tantissimo a fare di meglio. Se ci fossero le strutture noi
le useremmo volentieri".
Non sono solo i giovani a portare all'attenzione i problemi organizzativi
della città: molti comitati di quartiere hanno più volte
sottolineato come la maleducazione non sia l'unica causa della spazzatura
nei luoghi frequentati dagli studenti. Tanto che è stato richiesto
un aumento del numero delle pattumiere in alcuni punti critici della città.
Per quanto abbiamo potuto constatare in dieci giorni d'osservazione gli
studenti non esagerano quando negano di essere i maggiori responsabili
del pattume nelle strade e del degrado: in linea generale, gli universitari
si dimostrano rispettosi dell'ambiente in cui si trovano. Come sottolineano
tutti i nostri intervistati, i maggiori problemi in termini di non rispetto
e di sporcizia provengono dagli altri frequentatori della zona universitaria,
i punk a bestia.
Sull'utilizzo degli spazi pubblici alcuni tra i residenti e comitati chiamano
in causa l'università, poco partecipe, secondo loro, all' educazione
degli studenti alla convivenza e al reciproco rispetto.
Gli universitari offrono invece una prospettiva differente: "E' esattamente
il contrario, quale luogo migliore per questo dell'università che
riunisce tanti ragazzi di formazione, cultura, provenienza completamente
diverse?" (Tommaso Cerusici, 21 anni).
E se chiediamo di individuare delle eventuali responsabilità ci
dicono che la chiusura di molti locali e/o il loro trasferimento verso
la periferia hanno contribuito ad aumentare le dimensioni del fenomeno:
"Chiudi i locali? Allora noi stiamo ancora di più in piazza!",
dice M. di Vicenza, 21 anni.
Il fatto che i locali si stiano spostando dal centro ha sicuramente il
suo peso: la maggior parte dei fuori sede infatti non possiede una macchina.
Considerando che il servizio di trasporti pubblici riduce notevolmente
il numero delle corse a partire dalle 1 a.m. e tenendo conto del costo
della tariffa notturna dei taxi è più che comprensibile
il motivo che spinge a preferire la piazza o le strade ai locali. Anche
se tutti affermano che riunirsi in luoghi pubblici all'aperto permette
un divertimento differente e stimola la comunicazione interpersonale,
i problemi legati agli spostamenti e ai costi incidono non poco nella
scelta dei modi in cui trascorrere il tempo libero.
Da alcuni anni a questa parte i residenti del centro della città
lamentano un crescente disagio nei confronti della popolazione studentesca.
Alcuni abitanti si dicono esasperati dal rumore e dal fracasso prodotti
dall'abitudine degli universitari di trascorrere le loro serate nelle
strade e nelle piazze. In alcuni periodi dell'anno (primavera ed estate
soprattutto) sembra proprio che lo scontro tra le due categorie che condividono
lo spazio bolognese sia inevitabile. Ma la realtà è davvero
così esplosiva come la si dipinge? Abbiamo cercato di rispondere
a questa domanda parlandone sia con i residenti di una zona "calda",
quale è il quartiere che comprende via delle Moline e via Belle
Arti, sia con gli studenti che frequentano questa parte della città.
Un sessantenne residente in via delle Moline ci ha detto che ha notato
un peggioramento della situazione rispetto a cinque anni fa e che il disturbo
alla quiete pubblica si concentra in alcune serate particolari "Tipo
il mercoledì, il venerdì e il sabato sera". Ma ci ha
anche confessato che non ritiene giusto accusare l'intera categoria studentesca
né ricondurre l'origine del rumore alla sola presenza dei locali
nella via. "Ci sono quelli meno intelligenti che si mettono a urlare
in strada, sotto le finestre. Poi si uniscono ai punk a bestia e allora
sì che fanno casino."
Nicola, 29 anni, abita di fronte a questo signore e ci offre una prospettiva
diversa: "Sinceramente non vedo tutta questa situazione di emergenza,
il rumore c'è sempre stato e poi i fuori sede sono il bello di
Bologna, i periodi più brutti per la città sono Natale e
l'estate. In fondo l'aggregazione di piazza fa parte delle nostre radici
e adesso che hanno pedonalizzato la via io vorrei che mettessero dei tavolini
in strada. In questa via se non ci fossero gli studenti chi ci starebbe?
La domenica ci sono i fantasmi. Inoltre non è vero che fino a cinque
anni fa i residenti non si lamentavano. L'hanno sempre fatto e li sfruttano
a partire dagli affitti passando per tutte le varie piadinerie e paninerie
Dovrebbero
capire che se una città si espande attira gente".
Il punto di vista di Nicola si avvicina maggiormente a quello dei giovani,
che sebbene dichiarino di riconoscere il diritto al riposo delle persone
che al mattino devono alzarsi e andare a lavorare rivendicano per sé
gli spazi pubblici.
Una ventunenne di Cesena ci ha detto: "In fondo si sa che Bologna
è piena di studenti e questo va bene finchè veniamo a studiare,
pagare l'affitto e fare la spesa. Quando pago 400 € per una singola
sono una risorsa per la città e quando esco perché ho vent'anni
divento un problema? Non possono mica pretendere che la città cambi
e rimanga silenziosa."
Altri credono che non il muro contro muro non sia reale ma che la partita
si giochi sull'esasperazione di alcuni abitanti del centro e sulla maleducazione
di alcuni studenti.
Una studentessa in Fisica, 21 anni, di Bagno di Romagna, mentre discutiamo
della questione va contro le sue amiche affermando che gli studenti dovrebbero
sforzarsi di comprendere le ragioni dei residenti perché "Questa
è gente esasperata, non capite? E' vero che gli studenti sono tanti
e che Bologna deve prenderne atto ma anche noi dovremmo adeguarci alle
loro esigenze. Saremmo i primi a beneficiare di un accordo anziché
dover sottostare a delle ordinanze sugli alcolici o sugli orari!"
C'è chi poi si dichiara consapevole delle necessità degli
abitanti e dei lavoratori e disponibile al dialogo ma contesta il modo
con il quale alcuni di questi esprimono le proprie rimostranze: "Prendersela
con gli studenti perché bevono uno sprizz all'aperto e tirar loro
secchiate d'acqua o peggio significa sbagliare mira. Questo non è
rivendicare un proprio diritto.", afferma Guido Grimaldi, 23 anni,
abruzzese.
Stando alle interviste, insomma, la possibilità di un dialogo costruttivo
non sembrerebbe così remota. Ancor più interessante, il
tanto paventato scontro è meno tangibile di quanto non appaia.
Certo da entrambe le parti vengono richieste garanzie e rivendicati diritti
considerati "intoccabili" e sicuramente la percezione da parte
degli studenti di essere "sfruttati" economicamente non contribuisce
al rispetto verso i residenti. Ma il fatto che questi ultimi non cadano
in facili generalizzazioni e non contestino il diritto al divertimento,
purchè rientri in determinati limiti, ridimensiona notevolmente
la portata di questa (presunta) lotta per il territorio. Al tempo stesso
la dichiarata disponibilità degli studenti di tener presenti orari
ed esigenze differenti dalle loro potrebbe essere il primo passo verso
la costruzione di un dialogo, a patto che ciò avvenga nella piena
consapevolezza dei risvolti che la presenza di migliaia di universitari
sui vent'anni porta con sé. Tutti gli intervistati sottolineano
infatti come non si possano istituire così tanti corsi di laurea
ed accogliere un numero così elevato di giovani pretendendo al
tempo stesso che non ci siano conseguenze. In questo, residenti e studenti
concordano in pieno: l'istituzione universitaria deve prendersi le proprie
responsabilità. Bisogna ammettere che si lasciano le sedi delle
facoltà in centro si ha un rovescio della medaglia. È ovvio
che uno studente iscritto a Lettere ( numero civico 38 di via Zamboni)
cercherà di affittare una stanza il più vicino possibile
alle aule e trascorrerà le sue serate nelle vie e nei locali del
centro.
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Alice Lombardi
partecipante al laboratorio di giornalismo civico- etnografia urbana della
laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale
e politica-anno accademico 2006/2007
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